Spari a Roma, fermato un 21enne della Comunità Ebraica: in casa anche coltelli
Il giovane ha ammesso le sue responsabilità nell'attacco a colpi di pistola ai manifestanti. La Brigata Ebraica dice di non conoscerlo
C’è un nome e il volto di un 21enne appartenente alla Comunità Ebraica dietro gli spari di Roma: fermato dalla Digos. Sarebbe l’autore dell’attacco che ha scosso le celebrazioni del 25 Aprile nella Capitale con i colpi di una pistola ad aria compressa.
Spari a Roma, fermato un 21enne
Eithan Biondi il nome che circola per il 21enne fermato nella notte dagli uomini della Digos. Il giovane, legato alla comunità ebraica capitolina, ha ammesso i fatti davanti agli inquirenti. E avrebbe confessato dio aver premuto lui il grilletto della pistola ad aria compressa contro due manifestanti nei pressi di Parco Schuster.
L’inchiesta e la prova del fotogramma
A incastrare il giovane stati i rilievi tecnici coordinati dalla Procura di Roma. Fondamentale un fotogramma estrapolato dalle telecamere di videosorveglianza in via Ostiense. Il mezzo, pare, uno scooter Honda SH bianco, con la targa identificata con precisione.
L’abbigliamento, un giubbotto verde militare e il casco integrale scuro che le vittime avevano descritto nell’immediatezza dell’agguato.
La confessione? “Sono della Brigata Ebraica”
Durante l’interrogatorio condotto dai pm dell’antiterrorismo e dalla Digos, il giovane – alla presenza del suo difensore – avrebbe ammesso le proprie responsabilità.
Secondo quanto trapelato, avrebbe pure rivendicato l’appartenenza alla “Brigata Ebraica”. E motivato il gesto con il clima di tensione politica in corso in Italia.
Il capo d’imputazione provvisorio, lesioni aggravate. I magistrati procedono – secondo l’Ansa – con la contestazione di tentato omicidio. Ciò, probabilmente, data la dinamica degli spari indirizzati a distanza ravvicinata verso parti vitali (il volto dell’uomo e la spalla della donna).
Cosa accadrà ora
Il giovane, in attesa dell’udienza di convalida del fermo. Gli inquirenti stanno analizzando il suo smartphone e i profili social per verificare se l’azione sia stata pianificata o se vi siano stati complici nella fase di sopralluogo.
Ultimora
Eithan Biondi, il 21enne fermato dalla Digos, ha reso una confessione parziale che aggrava la sua posizione. Conferma alcuni dettagli ma lascia aperti altri interrogativi.
L’esito della perquisizione: coltelli e vessilli
Le fonti inquirenti confermano che la perquisizione nell’abitazione del giovane ha dato esiti rilevanti.
Le armi bianche
Sono stati rinvenuti e sequestrati diversi coltelli, la cui detenzione è ora al vaglio dei magistrati per accertare eventuali violazioni di legge.
I “vessilli”
In casa erano presenti “vessilli israeliani”, elemento che gli investigatori utilizzano per inquadrare il contesto ideologico dell’indagato, sebbene la Brigata Ebraica abbia già smentito ufficialmente ogni legame organico con il giovane.
Il mistero della pistola a piombini
Riguardo all’arma del delitto — una pistola ad aria compressa caricata con piombini d’acciaio — la situazione è la seguente.
La confessione. Biondi ha ammesso di aver sparato, ma ha dichiarato agli inquirenti di essersi già sbarazzato della pistola, gettandola via subito dopo l’azione nel tentativo di cancellare le prove.
Le ricerche. Gli agenti della Digos stanno battendo l’area indicata dal giovane nel tentativo di recuperare l’arma per sottoporla ai rilievi balistici necessari a confermare la dinamica dei ferimenti.
Il giovane resta al momento detenuto con l’accusa di tentato omicidio, mentre la difesa cercherà di derubricare il reato in lesioni aggravate, puntando sulla natura dell’arma utilizzata.
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