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Politica

Le correnti o un esercito al Generale, questo è il dilemma!

di Alessandro Scipioni -


​La destra italiana si trova oggi di fronte all’assurdo per cui, la ricerca ossessiva del monolite rischia di generare un pericoloso vuoto.

La compattezza dei legionari romani, non si innesta nella realtà della politica. Attori tramano nell’ombra proprio perché privati di uno spazio di discussione ufficiale. Il problema del dibattito interno è fondamentale, destra deve tornare a discutere, poiché il rigetto verso le correnti, sebbene comprensibile per evitare di trovarsi ad avere dei partiti nel partito, diventa venefico quando soffoca e uccide il dibattito.

​Le correnti, se contenute e leali, sono necessarie per dare risposte internamente e delimitare l’esigenza di nuove formazioni politiche. Un leader forte chi lo può davvero discutere? Poi con la mentalità leaderistica esasperata del tempo. Quando mai Almirante fu messo in minoranza? Riusciva a tenerle anche un uomo di scarso spessore come Fini. Le correnti servono ad altro. Oggettivamente più per contenere consenso che per scalare i partiti.

La Destra Sociale in Alleanza Nazionale è l’esempio emblematico. Riusciva a tenere dentro e ricapitalizzare energie che altrimenti avrebbero alimentato soggetti esterni. Per questo non decollò mai la Fiamma di Rauti né niente di grande a destra di AN. Oggi, è vacante, lasciando praterie a Vannacci.

​Il Generale, con FN, attrae una parte rilevante dell’elettorato di destra, con sondaggi che lo stimano intorno al 3,5-4%.

La sua analisi, che si distacca nettamente dalla linea ufficiale sull’Ucraina, intercetta un malcontento profondo verso un governo percepito come troppo schiacciato sull’ortodossia euro-atlantica. È un’attrazione che va oltre il semplice numero, toccando temi identitari che imbarazzano i partiti con responsabilità di governo .

​In questo scenario, con lo Stabilicum il rischio di un premio di maggioranza  potrebbe consegnare i pieni poteri a Elly Schlein, permettendole persino di eleggersi il Capo dello Stato senza necessità di mediazioni; se il centrodestra non coalizza il generale. Vannacci, in questo contesto, diventa un elemento di cui il centrodestra avrà bisogno in ogni caso, sia con l’attuale sistema che con il nuovo.

​La vera sfida non è però l’alleanza elettorale, ma la forza che al Generale verrà concessa. Questa dipenderà da quanto il centrodestra saprà rispondere al malcontento con elementi di reale discontinuità.

Le correnti, se legittimate e contenute nel partito, sono l’unica mossa interna possibile per contenere il peso del Generale. Offrendo una casa politica alle diverse anime della destra, si sottrae spazio di manovra e conquista all’outsider.

Il pluralismo non è debolezza, il dibattito non è cedimento. Rappresentano la via razionale per non regalare un esercito di scontenti al generale.

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