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Politica

Vannacci e il centrodestra mettano avanti l’Italia

di Alessandro Scipioni -


Il centrodestra non può più permettersi la guerra a Roberto Vannacci, è inutile, Belpietro non vaneggia affatto, oltreché politicamente controproducente.

Gli attacchi frontali e i tentativi di demonizzazione non fanno altro che compattare e far lievitare quel consenso che il generale è stato capace di intercettare. Liquidarlo come un fenomeno passeggero o, peggio, come un corpo estraneo da combattere, significa commettere un errore strategico imperdonabile, col rischio concreto di spalancare le porte del governo alla sinistra di Elly Schlein.

Queste tentazioni sono bipartisan. L’Ulivo si suicidò quando non seppe tenersi rifondazione comunista. Il Polo perse quando non riuscì a tenersi la Lega Nord.

La lezione di Berlusconi e il nuovo ruolo della Lega

Oggi al centrodestra è richiesta una profonda maturità politica, la stessa che in passato permise a Silvio Berlusconi di comprendere la geometrica necessità dell’alleanza con la Lega di Umberto Bossi per rendere la coalizione vincente e governante.

In un quadro politico mutato, dove il partito di Matteo Salvini sconta un logoramento del leader irreversibile, la Lega può e deve ritrovare la sua missione originaria: riscoprire i territori, riposizionarsi su un’identità regionale forte e localizzata nel Nord, facendosi garante di quella mediazione territoriale indispensabile che nessun centralismo può sostituire.

Ma proprio per questo, per non disperdere l’elettorato moderato e conservatore che chiede risposte radicali su immigrazione, sicurezza e contrasto alle ecofollie, l’inizio di un dialogo aperto e strutturato tra l’intera coalizione e il generale Vannacci diventa l’unica via percorribile.

Allo stesso tempo, però, l’appello alla responsabilità deve viaggiare in direzione bilaterale. Se il centrodestra deve dimostrare maturità nell’accoglienza e nel confronto, a Vannacci si impone una seria riflessione sul peso delle proprie scelte. È umanamente e politicamente comprensibile l’ambizione di voler massimizzare il proprio consenso, capitalizzando il momento d’oro e la crescita del proprio movimento. Si potrebbe persino cinicamente ipotizzare che, con la sinistra al potere, all’opposizione per Vannacci lo spazio di crescita sarebbe ancora più semplificato. Ma un uomo che ha servito lo Stato, un soldato che dichiara programmaticamente di amare l’Italia, può davvero anteporre la lievitazione del proprio partito all’interesse nazionale?

Può assumersi la responsabilità storica di consegnare il Paese a una sinistra internazionalista e terzomondista?

Il rischio della sinistra al governo: dallo ius soli alla cancel culture

Le conseguenze di una mancata intesa sarebbero letali per l’identità stessa della nazione. Consegnare l’Italia al Partito Democratico di Elly Schlein significherebbe aprire le porte alla cancel culture, allo sdoganamento delle teorie di genere nelle scuole, e a provocazioni ideologiche come l’ipotetica ascesa al Viminale di figure massimaliste sul modello di Ilaria Salis.

Sarebbe la resa incondizionata alle cancellerie europee e ai diktat di Bruxelles, l’accettazione di una visione in cui le tradizioni, la lingua e i costumi italiani vengono azzerati in nome del politicamente corretto, riducendo i cittadini a mero bacino elettorale intercambiabile.

Ancor peggio poi, l’approvazione dello ius soli e di ricongiungimenti scriteriati muterebbe per sempre e in modo irreversibile il panorama sociale, culturale ed etnico del nostro Paese, regalando milioni di voti a chi spesso non si sente nemmeno parte di questa comunità.

Di fronte a questo scenario, non sono ammessi personalismi. Il generale si prenda la responsabilità politica che il suo ruolo oggi gli impone. Metta da parte i pur legittimi distinguo e, se necessario, si turi il naso anche lui in nome di un bene immensamente superiore. Il centrodestra apra le porte al confronto senza complessi di superiorità. L’interesse nazionale, che siamo certi stia a cuore a entrambi gli attori in campo, esige che ci si parli prima che sia troppo tardi. Salviamo l’Italia prima che la sinistra la trasformi in qualcosa di irriconoscibile.

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