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Politica

La trappola del tabellone: il paradosso della purezza che unisce gli estremi

Vannacci e il bluff della coerenza: tra l'asse atlantista di governo e la palude dei "No" europei, ecco perché il teorema del Generale è un boomerang

di Anna Tortora -


Di fronte all’offensiva mediatica che Roberto Vannacci conduce contro l’ala liberale del centrodestra, vi è un dettaglio di logica parlamentare che rischia di far crollare l’intera impalcatura retorica del neoleader di Futuro Nazionale. Se la metrica del Generale per misurare la fedeltà di un alleato si riduca alla coincidenza numerica del voto elettronico, allora il verdetto delle urne si trasforma per lui in un micidiale boomerang. E per accorgersene non serve nemmeno volare a Strasburgo: basta guardare la storia recente e presente del nostro panorama nazionale.

Il primo, macroscopico cortocircuito ha un nome preciso: Fratelli d’Italia. Sull’Ucraina, sulla postura atlantista e sull’invio degli aiuti militari a Kiev, il partito di Giorgia Meloni vota sistematicamente sulla stessa identica linea del Partito Democratico. E il dato storicamente più interessante, che sradica ogni narrazione di comodo, è che questa convergenza strategica non è nata con le geometrie dell’attuale esecutivo: Fratelli d’Italia esprimeva lo stesso identico voto favorevole anche quando si trovava all’opposizione del governo Draghi. Una scelta di campo geopolitica che Palazzo Chigi rivendica da anni come pilastro di credibilità.

Eppure, su questo Vannacci preferisce sorvolare, costruendo una polemica selettiva contro Forza Italia. Una narrazione che si scontra frontalmente con l’attività quotidiana del Parlamento italiano, dove gli azzurri non solo votano sempre in totale e leale sintonia con le linee del governo Meloni, ma si sono sempre distinti per una postura intransigente sui temi della sicurezza e dell’ordine pubblico.
A smentire definitivamente i teoremi del Generale è arrivata la lezione di realismo e dottrina liberal-conservatrice che gli azzurri hanno depositato a Palazzo Madama sul delicatissimo dossier del fine vita. Mentre la sinistra spingeva per un radicalismo estremo volto a trasformare il suicidio assistito in una prestazione statale ordinaria inserita nei LEA, Forza Italia ha tracciato una diga invalicabile contro il “fine vita di Stato”.

Con una mossa di alta scuola giuridica, la proposta azzurra esclude tassativamente la morte dai Livelli Essenziali di Assistenza e blinda l’obiezione di coscienza dei medici. L’apertura alla pietas verso i malati terminali, regolamentata rigorosamente tramite il medico in regime di intramoenia e fuori dalle prestazioni ordinarie, non è un cedimento al Nazareno, ma il suo esatto contrario: è l’argine che stoppa le derive nordeuropee e costringe le opposizioni a rincorrere la maggioranza. Altro che succursale del PD: Forza Italia presidia il baricentro del buongoverno con il bisturi della responsabilità, laddove Vannacci cerca solo la clava del posizionamento mediatico.

Il paradosso si fa ancora più evidente se si analizza l’azione complessiva dell’esecutivo, dove la stessa Lega, il partito che ha fatto da taxi elettorale al Generale prima della scissione, approva decreti e vota provvedimenti blindando l’asse euro-atlantico.
Ma il vero capolavoro della retorica vannacciana si consuma quando ci si sposta sui dossier europei legati alla difesa o ai piani di riarmo industriale. Qui il Partito Democratico si ritrova spesso strutturalmente spaccato, con la sua ala sinistra che vota contro i finanziamenti bellici comunitari, unendosi ai “No” di Alleanza Verdi-Sinistra e del Movimento 5 Stelle. E indovinate chi si trova, con puntualità cronometrica, sullo stesso identico tasto rosso del “Contrario”? Proprio Roberto Vannacci, arroccato nel suo posizionamento parlamentare tra i Sovranisti.

Le motivazioni sono culturalmente opposte, da una parte c’è l’isolamento identitario, dall’altra l’antimilitarismo progressista, ma il risultato del tabellone è indistinguibile. Se per la bizzarra logica del Generale convergere temporaneamente sullo stesso voto significa “fare l’inciucio”, allora la sua permanenza nella trincea dei “No” lo trasforma nell’alleato oggettivo delle forze più a sinistra dell’emiciclo. A forza di indicare i tasti premuti dagli altri per gridare al tradimento, il leader di Futuro Nazionale ha finito per non accorgersi di aver fatto della sua sbandierata purezza l’anello di congiunzione tra gli opposti estremismi.

Il generale Schlein: quando la purezza si tesse al Nazareno

Il problema di chi riduce la coerenza alla matematica parlamentare è che finisce per scottarsi con i propri numeri. Mentre il Centrodestra a Roma blinda la sicurezza e respinge in Senato la deriva del suicidio di Stato con una sponda di puro realismo cristiano e liberale, a Strasburgo l’isolamento di Vannacci produce un paradosso contabile: schiacciando il tasto “Contrario” sui dossier di difesa, il Generale gonfia lo stesso identico sacco della sinistra radicale e dei pacifisti a oltranza. Se la sua logica dell’inciucio fosse vera, dovremmo dedurne che la succursale del Nazareno l’ha aperta proprio lui. Più che un’alternativa patriottica, un perfetto saggio di “fuoco amico” contro la logica.

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