L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Editoriale

L’istinto primordiale che regna da sempre in Parlamento

di Giuseppe Ariola -


Il dato politico, certamente non nuovo, che si impone sovrano a proposito dell’esito del voto alla Camera sulle preferenze è quello per il quale il sistema ha una naturale propensione all’autodifesa. La si può paragonare all’innato istinto di sopravvivenza o al primordiale principio di autoconservazione. Sta di fatto che quando i parlamentari sentono minacciata la loro permanenza in carica crolla ogni barriera che abitualmente divide partiti e schieramenti.

Le distanze politiche si accorciano fino a scomparire del tutto. Salta ogni schema, non c’è promessa di lealtà che tenga e anche chi ha fatto giuramento addirittura di fedeltà può venire meno alla parola data. Sono i casi nei quali scegliere tra la gallina oggi o l’uovo domani è più facile che mai. Le cronache parlamentari sono piene di episodi che hanno visto prevalere il tradimento sull’impegno preso, la convenienza personale sulle esigenze del gruppo del quale si fa parte. Sono i momenti nei quali le scelte – quasi sempre egoistiche – dei singoli compromettono accordi, intese e strategie dei partiti, ma anche i rapporti interni alle coalizioni.

È il paradosso del piccolo che divora il grande. Come quando a risolvere una complessa crisi di governo, uno dei momenti istituzionalmente più delicati e rilevanti, spuntano come funghi quei peones travestiti da responsabili che, cambiando schieramento, garantiscono i numeri per superare lo stallo e, soprattutto, per non andare a casa. La logica è la stessa che si trova alla base dell’incidente nel quale è incappata la maggioranza sulle preferenze.

Un drappello di deputati di centrodestra si è sentito maggiormente garantito dalle liste bloccate che dal lasciare la scelta sul proprio futuro a chi ne avrebbe più titolo. Nel caso specifico, gli elettori. Anche a costo di mettere in crisi la maggioranza. Ha quindi votato con l’opposizione che, invece, è stata “testardamente unitaria” e si è schierata compattamente contro le preferenze. Ma questa è un’altra storia.

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