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Politica

La giustizia torna a riaccendere gli animi nel centrodestra

di Giuseppe Ariola -

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il ministro degli Esteri e leader di Forza Italia Antonio Tajani, il ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture e leader della Lega Matteo Salvini, il candidato alla presidenza della Regione Liguria per il centrodestra Marco Bucci e il leader di Noi Moderati, Maurizio Lupi, al comizio di chiusura della campagna elettorale per Bucci a Genova, 25 ottobre 2024. ANSA/LUCA ZENNARO


I tempi del referendum sulla separazione delle carriere, che ha visto ricompattarsi i fronti politici da una parte e dall’altra, sono decisamente andati. Anche nel centrodestra, dove la giustizia torna a diventare terreno di scontro. Tanto recenti fatti di cronaca quanto iniziative politiche di natura parlamentare danno infatti il polso della distanza che separa gli alleati di governo.

Non una novità per una coalizione al cui interno da sempre convivono anime e orientamenti differenti sui tanti temi che attengono al settore della giustizia. Indubbiamente nel tempo c’è stato un avvicinamento, per esempio con Salvini che ha senza dubbio il merito di aver spostato la Lega da posizioni intransigenti al garantismo tanto caro a Berlusconi.

Giustizia: cosa unisce e cosa divide il centrodestra

Su altri punti, invece, l’identità del Carroccio si confà maggiormente a quella di Fratelli d’Italia e si crea un vero e proprio solco che demarca la differenza di vedute con gli azzurri. Emblematico è il caso che si è venuto a creare a proposito della condanna del gioielliere Roggero. Se sull’esigenza di rivedere le norme relative ai risarcimenti per chi subisce un danno mentre è intento a rubare presso le proprietà altrui o a rapinare qualcuno sono tutti d’accordo, così non è sulla proposta di allargare le maglie della legittima difesa.

Punto che spacca la maggioranza con Forza Italia che prende le distanze dagli alleati. “Non si possono cancellare principi fondamentali quali la proporzionalità tra azione e reazione e l’attualità del pericolo”, dice chiaro e tondo il viceministro azzurro alla Giustizia Francesco Paolo Sisto. A fargli eco, il leader di Noi Moderati Maurizio Lupi che in modo altrettanto chiaro ribadisce come “mai e poi mai vogliamo il Far West e la giustizia fai da te”.

Il tema intercettazioni

E la stessa distanza si registra anche su un altro tema, quello delle intercettazioni. La norma proposta da Chiara Colosimo per estendere l’uso delle intercettazioni favorendo quelle a strascico, che incontrerebbe il favore di Giorgia Meloni, è probabilmente quanto di più distante da Forza Italia e dalle battaglie che il partito conduce tradizionalmente. Tanto che, nel tentativo di chiudere la questione, è lo stesso segretario Tajani a sostenere di non comprendere “perché si debba cambiare la legge sulle intercettazioni che abbiamo cambiato noi”.

Di certo entrambe le questioni saranno affrontate dai vertici di maggioranza nei prossimi giorni, ma la sensazione è che, soprattutto dopo l’incidente sulle preferenze, le rispettive posizioni possano cristallizzarsi. E non è escluso che negli equilibri complessivi della maggioranza tutti questi temi finiscano per incrociarsi tra loro.


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