La Lega ci prova: In campagna elettorale niente lingue straniere.
Un divieto che punta alla “trasparenza”, ma rischia di ignorare l’Italia reale
La Lega ha presentato una proposta di legge per vietare l’uso delle lingue straniere durante la campagna elettorale.
In sintesi, la regola prevede che si potrà parlare solo in italiano o nelle lingue delle minoranze protette dalla legge. Chi trasgredirà (se la legge dovesse essere approvata) rischia una multa da 500 a 1.000 euro.
Secondo i deputati del Carroccio, molti candidati di origine straniera fanno la campagna elettorale usando la loro lingua madre. Questo, a loro modo di vedere, impedisce alla maggior parte dei cittadini di capire le loro proposte e le loro promesse politiche.
Non sorprende che la proposta arrivi dai parlamentari con il fazzoletto verde, che non fanno certamente della multi-razialità una bandiera. E non è certo una novità assistere ad un comizio in lingua araba e pensare che quelle persone stiano tramando chissà quale tremendo attentato alla nostra comunità.
La richiesta è lecita, ma difficilmente applicabile, – almeno alla lettera – dato che la lingua italiana è sempre più “imbottita” di termini anglofoni.
Ma soprattutto, è oggettivamente, – e per qualcuno, inesorabilmente – sempre più muilti-culturale.
Forse serve ricordare a Jacopo Morrone e a Riccardo Molinari, firmatari del testo depositato alcuni mesi fa, che: appena la scheda elettorale viene imbucata nell’urna, parla esattamente la stessa lingua delle altre.
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