Benzina sul fuoco
Il taglio c'è ma non si vede e l'inflazione adesso cresce più dei salari
Il taglio sulle accise c’è ma non si vede. Il Mimit, che non sa più dove sbattere la testa, ha già detto di aver girato alla Guardia di Finanza l’elenco dei cattivi, ossia di tutti quei distributori lungo la rete nazionale che ancora non si sono adeguati e non hanno operato lo sconto di diciassette cents sul gasolio predisposto dal governo. Intanto, dal momento che le cattive notizie non vengono mai sole e proprio mentre Usa e Iran riprendevano a scambiarsi missili e il prezzo del brent tornava attorno ai 90 dollari al barile, l’Istat ha riferito che i salari non salgono tanto quanto l’inflazione.
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Accise, il taglio c’è ma non si vede: nemmeno sui salari
Eccoli, i numeri snocciolati dagli analisti di via Balbi. Per il secondo trimestre di quest’anno, la crescita delle paghe è stimata nell’ordine del 2,3%. Per la prima volta dopo dieci trimestri, quindi trenta mesi (e cioè quasi tre anni), l’aumento delle retribuzioni è inferiore rispetto all’impennata dell’inflazione. Che, ricordiamolo sempre a beneficio dei testoni della Bce, ha nella crisi energetica e nella chiusura degli Stretti l’unica e sola ragione. Nel frattempo, proprio ieri è arrivato il rinnovo del contratto nella Sanità che, tra le altre cose, garantisce aumenti mensili da 240 euro agli infermieri. Avranno, dunque, di che pagarsi gli aumenti dei carburanti che s’annunciano inarrestabili. Già, perché il taglio delle accise c’è ma non si vede. I consumatori sono infuriati e denunciano, un po’ ovunque, la mancata applicazione degli sconti annunciati dal governo.
La rabbia dei consumatori
Per l’Unc, il calo delle tasse sui carburanti è addirittura impalpabile in Campania dove, per un pieno di diesel, si spendono solo poco più di cinque euro in meno rispetto all’ultimo Cdm. Federconsumatori ha incalzato l’esecutivo affermando che prova a contrastare l’uragano degli aumenti energetici con l’ombrellino di carta dei 125 milioni messi sulle accise del diesel. Il Codacons l’ha detta chiara: lo sconto del governo non è applicato dai benzinai. Dateci i nomi delle compagnie, hanno detto i consumatori, ché poi li denunciamo noi. Altro che Fedez.
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Il Mimit parla con la Gdf: basterà?
Il Mimit s’è reso conto che c’è qualcosa che non va. E ha ammesso che i prezzi, mediamente, son calati di soli dieci cents e che il diesel rimane alto sopra i due euro. Il garante per la sorveglianza dei prezzi ha deciso di inviare alla Guardia di finanza l’elenco di tutti quegli impianti che “non hanno ancora adeguato i prezzi alla pompa dei carburanti al taglio delle accise”. I finanzieri andranno a trovare i furbetti e poi se ne occuperà la magistratura. Poco male: Trump ha ripreso a bombardare, Teheran torna a rispondere, la speculazione ha (apparentemente) tutte le carte in regola per continuare a fare orecchie da mercante. Anita, l’organizzazione che riunisce le sigle dell’autotrasporto, lo ha messo nero su bianco in una nota in cui esprime “forte preoccupazione per la fase di incertezza costante che determina continui rialzi del costo dei carburanti, causata dalla perdurante situazione di instabilità geopolitica in atto” pur sottolineato che “le crisi internazionali talvolta non sono sufficienti a giustificare gli aumenti sproporzionati registrati alla pompa, su cui bisogna prevenire ogni effetto speculativo”. Il taglio sulle accise c’è ma non si vede.
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