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Politica

Dublinanti: anche la Svezia si unisce all’onda

L'effetto domino rischia di travolgere il sistema di accoglienza in Italia

di Giorgio Brescia -


L’ emergenza dei “dublinanti” – i migranti sbarcati in Italia e poi fuggiti verso il Nord Europa – si sta ogni giorno di più trasformando in un’offensiva che rischia di travolgere il sistema d’accoglienza italiano: ieri anche la Finlandia e la Svezia si sono unite formalmente a Germania, Svizzera e Austria nei rimpatri forzati verso il nostro Paese.

Dublinanti, un effetto domino

E’ innescato dall’entrata in vigore, lo scorso 12 giugno, del nuovo Patto Ue su migrazione e asilo. Ma chi sono i dublinanti? Sono migranti richiedenti asilo che, dopo essere stati identificati in Italia all’atto del loro primo approdo in Europa, violano le regole spostandosi in altri Paesi europei.

Secondo il principio cardine del Regolamento di Dublino, l’Italia, prima spiaggia dopo il loro viaggio dall’Africa, rimane l’unico Paese competente a esaminare la loro richiesta e ha l’obbligo di riprenderseli.

Ha cominciato la Germania

Dopo il blocco delle riammissioni dal Viminale, la Germania del cancelliere Merz aveva rotto gli indugi per alleggerire la pressione interna. Così, Berlino aveva iniziato a programmare per il 19 agosto il rientro forzato della prima cittadina di origine somala lì arrivata.

A seguire, si sono allineate l’Austria (che ha già completato i primi quattro trasferimenti), la Svizzera (con voli prenotati per fine mese) e ora la Finlandia e la Svezia.

La risposta del governo Meloni è un muro

Il Viminale si fa scudo dell’accordo politico dell’8 dicembre, sostenendo che le 60mila pendenze del passato siano state “azzerate”. E Roma accetta solo i migranti sbarcati dopo il 12 giugno.

Ma questa resistenza ha già provocato il cartellino giallo di Bruxelles, che il 15 luglio ha dichiarato l’Italia inadempiente per aver respinto le prime dodici richieste di riammissione.

Sullo sfondo resta un paradosso strutturale

Il nuovo Patto Ue allunga la responsabilità italiana sui richiedenti asilo da 12 a 20 mesi, rendendo i respingimenti possibili per i successivi tre anni con una semplice notifica automatica Eurodac non rifiutabile.

Intanto i flussi da tempo sono cambiati: la Somalia è la seconda nazionalità per arrivi, con quasi 2mila sbarchi in sette mesi. Senza accordi di rimpatrio e con protezione quasi certa, questi migranti rimarranno in Italia.

E se proveranno a superare le Alpi, i partner europei avranno tutto il tempo per rispedirceli indietro. Così, costringendoci a gestire un carico di rimpatri e procedure accelerate di frontiera che il nostro sistema non è più in grado di reggere.

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