Mps, spezzatino indigesto: oggi gli enti locali incontrano Giorgetti
Comune, Provincia di Siena e Regione Toscana pronti a chiedere la golden power
Questo spezzatino non s’ha da fare, né ora né (possibilmente) mai: è il gran giorno per Mps. L’ennesima data cerchiata in rosso a Rocca Salimbeni. Anzi, no. Più che nella sede storica e operativa del Monte dei Paschi, la giornata di oggi è stata (ancora più) sentita nelle stanze dei bottoni degli enti locali. Comune, Provincia di Siena e Regione Toscana, dopo un rinvio resosi necessario quando il Cda dell’istituto di credito ha dato l’ok alla doppia Opas su Banco Bpm e Banca Generali, ci sarà finalmente il tanto atteso appuntamento tra i politici locali e il ministro all’Economia e Finanze Giancarlo Giorgetti. Si parlerà di spezzatino, dell’offerta avanzata da Intesa Sanpaolo su Mps che impatta su tutto l’universo Monte.
Spezzatino e non solo: le richieste su Mps
Si chiederà al governo, che attualmente detiene una quota di capitale leggermente inferiore al 5%, di applicare la golden power. Già, perché lo spezzatino non s’è da fare per Mps. Lo hanno messo nero su bianco, gli enti locali. E inviato via Pec a via XX Settembre a Roma. “Montepaschi non è una semplice realtà creditizia, ma un presidio economico, sociale, occupazionale e culturale imprescindibile per Siena, la sua provincia e l’intera Toscana”. E questo va da sé. “Sulla scorta dei mandati espressi all’unanimità dai rispettivi consigli (provinciale, comunale e regionale), chiediamo con forza che il Governo ascolti, nell’ambito delle proprie competenze, la voce dei territori”. Quella che s’alza, sempre, quando c’è qualcuno di troppo grande che sta vacillando. I punti cardine delle richieste degli enti locali, stando alle anticipazioni del giorno prima, sono quattro.
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I punti salienti della politica locale
Al di là della vicenda relativa alla tutela del patrimonio storico, artistico e archivistico del Monte, le richieste sono ambiziose. In prima battuta investono la tutela dell’occupazione, in primo luogo, con la salvaguardia e valorizzazione dei livelli occupazionali, sia diretti che dell’indotto. Poi c’è il tema dell’autonomia direzionale, con il mantenimento delle funzioni centrali e dei luoghi delle decisioni strategiche nel territorio senese e toscano. E poi c’è tutta la questione del sostegno all’economia locale, con Comune, Provincia e Regione Toscana che pretendono la garanzia del legame di credito verso famiglie, piccole e medie imprese del territorio. Dall’avere una banca sotto casa a finir costretti a sottoscrivere un mutuo compulsando un’app. Ecco, questo è il destino che gli enti locali vorrebbero evitare. E, con questo, sognerebbero pure di salvare l’importanza della loro voce nella direzione della banca stessa. Legittimo, per carità. Lo spezzatino non s’ha da fare, specialmente con Intesa Sanpaolo che prima ha chiuso valanghe di agenzie, poi avviato una digitalizzazione inarrestabile e quindi s’avvia a esercitare il suo primato nel già ricco orizzonte bancario italiano scatenando l’offensiva a Mps. Che, da parte sua, continua a sognare avanzate. Anche se son solo diversivi strategici, qualcosa resterà.
L’analisi di S&P sull’operazione
Rimarrà, per esempio, il giudizio di Standard & Poor’s. Che inizia la sua analisi, nell’ultimo bulletin, partendo proprio dalla mossa di Carlo Messina. “Consideriamo queste offerte una risposta all’offerta presentata lo scorso luglio da Intesa Sanpaolo agli azionisti di Monte dei Paschi. Secondo tale piano, Intesa manterrebbe Mediobanca, la sua partecipazione in Assicurazioni Generali e una parte delle attività di banca commerciale di Mps, trasferendo a Bper Banca circa 635 filiali di Mps. Prevediamo che l’offerta di Intesa prosegua entro la fine dell’anno”. E su questo, non ci piove. Il nodo verrà al pettine a ottobre. Quando si riunirà l’assemblea dei soci, dove l’ad Luigi Lovaglio dovrà ottenere i due terzi dei voti per procedere con la sua manovra a tenaglia. “Non possiamo escludere reazioni da parte degli altri stakeholder, poiché le offerte potrebbero avere implicazioni strategiche ed economiche per diverse istituzioni”.
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Lo scetticismo degli analisti
Il giudizio di S&P è improntato a un certo scetticismo: “Pur presentando, a nostro avviso, un solido razionale strategico, alla luce dell’inevitabile consolidamento del settore bancario, l’operazione avrebbe una complessità e rischi potenziali di esecuzione superiori rispetto alla maggior parte delle operazioni completate o annunciate più recentemente”. Non succede, ma se succede, anche per gli analisti di Standard & Poor’s verrebbe a nascere, con l’eventuale acquisizione di Banco Bpm e Banca Generali, un nuovo polo bancario. Terzo e non solo per modo di dire. Ma in grado di rivaleggiare, più o meno da pari a pari, con i due giganti che sono, appunto, Intesa Sanpaolo e Unicredit. Cambierebbe il volto stesso della banca italiana così come l’abbiamo conosciuta. Ma, forse, andare troppo in là serve a poco. L’assemblea di ottobre dirà cosa pensano gli azionisti. Se saranno più solleticati dall’offerta di Cà del Suss o se ambiscono a proseguire l’avanzata sognando (ancora più) lauti dividendi. La battaglia è iniziata.
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