IN LIBRERIA – Il limite è solo un punto di partenza
C’è un risultato sportivo straordinario, ma anche un modo di guardare il mondo. In Oltre il possibile di Nirmal “Nims” Purja viene raccontata una delle imprese alpinistiche più straordinarie della storia: la salita di tutti i quattordici Ottomila della Terra in appena 189 giorni. Un record che ha polverizzato il precedente primato di Kim Chang-ho, ottenuto in quasi otto anni. Ma ridurre questo libro a una cronaca di scalate sarebbe un errore. Purja ci accompagna nel suo “Project Possible”, un obiettivo che all’epoca sembrava semplicemente irrealizzabile: completare i quattordici Ottomila in meno di sette mesi. Dal primo passo sull’Annapurna fino alla cima dello Shishapangma, ogni capitolo è una miscela di adrenalina, organizzazione, sacrificio e capacità di prendere decisioni in condizioni estreme. Valanghe, tempeste, crepacci, difficoltà logistiche, problemi diplomatici e continui rischi di morte fanno parte di un viaggio che sembra uscito da un film d’avventura. Chi ha visto il documentario Netflix ritroverà molti episodi già noti, ma il libro aggiunge un qualcosa (fondamentale) in più: il lato umano di Nims. I suoi dialoghi interiori, i dubbi, le paure e quella determinazione ostinata che gli permette di trasformare ogni ostacolo in un problema da risolvere.
Oltre il possibile, tra ego e forza mentale
Il suo motto è semplice: credere che qualcosa sia possibile è il primo passo per riuscire davvero a farla. È questo il messaggio più potente del libro. Purja può apparire a tratti sopra le righe, persino autoreferenziale. Racconta le proprie capacità con una sicurezza che potrebbe risultare eccessiva. Eppure, considerando la portata dell’impresa, questa sicurezza appare più come il riflesso di una mentalità costruita negli anni trascorsi nei Gurkha e poi nelle forze speciali britanniche, dove la fiducia in sé stessi può fare la differenza tra la vita e la morte. Se si supera questa impressione iniziale, emerge un uomo profondamente convinto che i limiti siano molto più mentali che fisici.
Lo stile è diretto, scorrevole e molto cinematografico. Le pagine scorrono velocemente e, nonostante il susseguirsi di montagne, quote e dati tecnici, la narrazione rimane sempre coinvolgente. Anche chi non pratica alpinismo trova interessanti le spiegazioni sulle spedizioni d’alta quota e sul funzionamento della cosiddetta “Zona della Morte”. La vera forza di Oltre il possibile è la motivazione che riesce a trasmettere. Non invita a scalare montagne, ma a rivedere il proprio modo di affrontare gli obiettivi, l’importanza della disciplina, della preparazione e soprattutto della convinzione di poter andare oltre ciò che gli altri considerano impossibile.
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