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Sociale

Medici di famiglia in sciopero: bisogna rimanere “pazienti”

di Priscilla Rucco -


Oggi, martedì 15 e domani, mercoledì 16 settembre gli ambulatori della medicina generale convenzionata resteranno in larga parte chiusi. Il Sindacato medici italiani (Smi) ha proclamato due giornate di sciopero nazionale per contestare l’accordo collettivo stralcio sulle Case di Comunità, siglato il 23 giugno scorso. La decisione è maturata dopo che le procedure di raffreddamento e conciliazione, esperite al Ministero del Lavoro, si sono chiuse senza esito. La richiesta che il sindacato porta nelle piazze è netta: l’intesa non deve essere applicata ai propri iscritti.

Il “debito orario

Al centro della contestazione c’è l’obbligo, per i camici bianchi del territorio, di destinare una quota fissa di ore settimanali alle Case di Comunità: fino a sei, secondo il testo firmato in giugno. Per lo Smi quel vincolo sottrae tempo all’ambulatorio e ai pazienti già in carico, senza che al trasferimento di personale corrisponda un reale potenziamento della rete territoriale.

Il secondo punto è il ruolo unico di assistenza primaria, introdotto dalla legge Balduzzi e indicato dal sindacato come la radice dell’appesantimento burocratico e della fuga dalla professione. I medici inseriti in quel percorso, denuncia la sigla, sopportano orari che possono spingersi fino a sessanta ore settimanali senza tutele equivalenti su malattia, maternità e ferie, e senza la possibilità di ricorrere al tempo parziale.

Sciopero dei medici di famiglia: le richieste sul tavolo

Accanto ai due “no”, lo Smi mette in fila una piattaforma di proposte. Chiede l’introduzione di un doppio canale che consenta l’accesso volontario al rapporto di dipendenza, l’attivazione di una scuola di specializzazione universitaria in Medicina generale, il ritorno dell’area della medicina dei servizi, il rafforzamento degli organici del 118 e il riconoscimento di coperture adeguate per infortunio e maternità.

Sul piano parlamentare il sindacato rivendica anche il risultato della petizione promossa dal segretario generale Pina Onotri, che in poco più di un mese ha superato le 9.300 sottoscrizioni e che il 9 settembre è stata assegnata alla Commissione Affari sociali della Camera: l’obiettivo, ora, è ottenere che venga effettivamente discussa.

La mobilitazione

La mobilitazione si articola in assemblee e presidi in diverse città. A Roma è convocata un’assemblea aperta ai medici del Lazio nella sede sindacale di via Sambucuccio. A Napoli il presidio si terrà davanti alla sede Rai di Fuorigrotta, come annunciato dal segretario regionale della Campania Giovanni Senese; a Palermo l’appuntamento è in piazza Ottavio Ziino, davanti all’assessorato regionale alla Salute, secondo quanto comunicato dal segretario per la Sicilia Mario Brigandì. Iniziative sono previste anche a Pescara, a Rieti e a Milano, dove lo Smi si unirà alla manifestazione della Libera associazione di medicina generale in piazza Duca d’Aosta. All’agitazione ha aderito anche lo Snami dell’Emilia-Romagna.

Il fronte sindacale resta diviso

La Fimmg, organizzazione maggioritaria della categoria, ha scelto di non partecipare. Pur riconoscendo la fatica dei colleghi più giovani e l’insostenibilità di carichi di lavoro sempre più lontani dalla clinica, il sindacato ritiene che la chiusura degli studi per due giorni non produca risultati concreti e preferisce insistere sul tavolo contrattuale, puntando sulle forme associative dotate di personale di studio e infermieristico, alle quali vorrebbe estendere prestazioni diagnostiche e telemedicina oggi erogabili solo in forma individuale.

Analoga la posizione della Fimmg Toscana, che con il segretario regionale Niccolò Biancalani ricorda come in regione sia già stato sottoscritto, anche dallo Smi, un accordo integrativo che prevede tanto il ruolo unico quanto la presenza della medicina generale nelle Case della Comunità.

Medici di famiglia: le prestazioni garantite

Lo sciopero, però, non lascerà scoperti i pazienti più fragili. Restano assicurate le visite domiciliari urgenti, valutate in base alle condizioni cliniche e alla possibilità di spostamento dell’assistito, l’assistenza domiciliare integrata e quella programmata ai malati terminali, oltre alle prestazioni individuate come indispensabili dagli accordi regionali. Per ricette, certificati e visite ordinarie, invece, l’attesa si sposterà a giovedì.

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