L'allarme Assobibe, gli investimenti perduti e il pasticcio delle tasse etiche di Bruxelles
Sugar tax. Non c’è niente di peggio dell’ideologia quando si unisce al paternalismo. Tutti i nodi vengono al pettine, tutte le scelte, sballate, dell’Unione europea reclamano il conto. Succede con l’automotive, sta accadendo con la chimica che si trasferisce, armi e bagagli, in America (vedi Pirelli) e in Asia (Ineos docet). Ma si verifica anche su tanti altri comparti economici e produttivi. Come, per esempio, il settore delle bevande. Quando l’ideologia si unisce al paternalismo, a Bruxelles partoriscono idee strane che, al solito, fanno rima con tasse aggiuntive. Ecco, la Sugar Tax, una eterna Spada di Damocle sulla testa di un’industria che in Italia vale poco meno di 5 miliardi di euro sta frenando investimenti per un ammontare complessivo stimato in un miliardo tondo tondo.
“Eliminare la Sugar Tax”
Lo ha denunciato, ieri, il presidente Assobibe Giangiacomo Pierini: “Va eliminata subito la Sugar Tax perché blocca investimenti per un miliardo di euro”. E quindi, al convegno tenutosi ieri a Roma dell’organizzazione inquadrata in Confindustria, ha spiegato: “’Dopo anni di stop and go la norma è pronta per diventare operativa, grazie a un decreto operativo che prevede ben 70 adempimenti”. Sospenderla, ormai, non basta più. “Va cancellata subito, perché l’esistenza stessa della tassa rappresenta un problema”. Per tutti, non solo per gli operatori. Già, perché con l’imposta salutista, che imporre l’aumento della fiscalità al 28%, le imprese perderebbero il 10 per cento del fatturato. Costringendo, così, le aziende a comprare meno materie prime (400 milioni di acquisti in meno), mettendo a rischio, compreso l’indotto, ben 5mila posti di lavoro.
LEGGI TUTTE LE NEWS DI ECONOMIA