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La pensione è un miraggio: è scontro sui dati della Ragioneria di Stato

Si alza l'asticella dell'età pensionabile, il tema arriva in Parlamento

di Cristiana Flaminio -


Più che un sogno, la pensione diventa un miraggio. Fine lavoro mai. Si allunga ancora l’età pensionabile. I dati della Ragioneria di Stato fanno impressione. E riferiscono il quadro di una realtà che tende a spingere, sempre un po’ più in là, il momento fatidico in cui si potrà smettere di lavorare. Le proiezioni riferiscono che, già nel 2029, occorrerà aver compiuto 67 anni e sei mesi prima di accedere all’assegno. Tre mesi in più di quanti ne servirebbero nel 2028.

Pensione, l’età si allunga sempre di più

L’analisi, però, continua. E racconta, sulla base dei dati Istat e delle previsioni dell’istituto di via Cesare Balbi in materia di sviluppo demografico, che il trend sarà sempre al rialzo. Già, perché nel 2031 si andrà in pensione non prima di aver compiuto 67 anni e otto mesi. Due anni dopo, il limite minimo si alzerà a 67 anni e nove mesi mentre, di biennio in biennio, l’asticella continuerà ad alzarsi. Fino a raggiungere i 68 anni nel 2037. Slittano, contestualmente, anche le soglie per accedere all’assegno anticipato. In pratica, chi vorrà andare in pensione senza aspettare di aver compiuto l’età necessaria, dovrà dimostrare di aver maturato (almeno) 43 anni e quattro mesi di contributi nel 2029. Soglia che scende a 42 anni e quattro mesi per le donne. Anche qui, però, i requisiti saranno in costante salita.

Si alzano pure gli anni di contributi necessari

Stando all’analisi della Ragioneria di Stato, infatti, le soglie minime, differenziate rispettivamente per uomini e donne, passerebbero a 43 anni e 6 mesi e 42 anni e 6 mesi dal 2031, 43 anni e 7 mesi, e 42 anni e 7 mesi, dal 2033.

Il peso della spesa pensionistica…

Il nodo della spesa pensionistica resta al centro delle preoccupazioni. Allo stato attuale, anzi considerando il periodo che va dal 2019 al 2022, il rapporto tra la spesa per gli assegni previdenziali e il Pil è salito al 16,9% salvo poi, nel biennio 2023-24, scendere relativamente fino al 15,3%. Il picco, però, è ancora lontano: se ne parlerà nel 2041 quando l’incidenza della spesa previdenziale rispetto al Pil salirà al 17,1%. E, se tutto andrà bene (ed è uno scenario ottimistico considerando la natalità quasi nulla e l’invecchiamento costante della popolazione italiana) inizierà a scendere solo nel 2045 attestandosi al 16,2 per cento nel 2050 e al 14,0 per cento nel 2070. Ammesso e non concesso, considerando i continui e costanti garbugli azzeccati all’ingresso nell’età adatta, che le prossime generazioni la vedranno mai, la pensione.

…e il dibattito politico

Va da sé che quello delle pensioni rimarrà uno dei temi di dibattito politico più spinoso da qui alle prossime settimane. Il vicepremier Matteo Salvini ha rilanciato sulla volontà di voler superare, una volta e per tutte, i dogmi e i limiti della cosiddetta legge Fornero. “La settimana scorsa abbiamo tolto il bollo auto – ha affermato a latere di una conferenza sull’Islam politico -, in legge di bilancio vogliamo superare una volta per tutte la Fornero. Oggi c’è la flat tax al 15% per 2 milioni di partite Iva. Lasciamo che altri suggeriscano, noi realizziamo”. Il fatto, però, che l’Italia non esce dal Patto di Stabilità complica sicuramente il percorso che il leader della Lega immagina per realizzare uno dei punti focali, da sempre, del suo stesso programma politico. Chiedono chiarezza, invece, dai banchi del Partito democratico. E proprio prendendo a spunto l’analisi della Ragioneria di Stato, il capogruppo dem in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto, ha tuonato: “Basta giocare sulla pelle dei pensionati. La ragioneria di Stato parla di un incremento pensionistico di 8 mesi. Salvini di nuovo oggi parla di abolire la legge Fornero. Sono passati quattro anni e la legge è ancora lì e l’età pensionabile è aumentata. Abbiamo chiesto che venga in commissione Lavoro a parlare delle scelte sulle pensioni nella prossima legge di bilancio la ministra Calderone. Vogliamo avere finalmente una parola chiara”.

La posizione dei sindacati

Sull’argomento, mentre il segretario generale della Cgil Maurizio Landini spara a palle incatenate dagli studi televisivi di La7, era arrivata la proposta Cisl contenuta. “La previdenza – si legge nel Libro verde in vista della Manovra – va riformata con le parti sociali, affermando tre principi: stabilità delle regole, perché gli interventi ripetuti scaricano i costi sui più giovani; separazione contabile tra previdenza e assistenza; correzione delle iniquità, a partire da una speranza di vita che varia per reddito, professione e territorio, mentre i requisiti non tengono conto delle mansioni svolte”.

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