La coperta per la legge di bilancio resta corta. Il centrodestra deve serrare i ranghi
Necessario trovare un punto di equilibrio nelle prossime settimane, quando il confronto tra Palazzo Chigi, ministero dell’Economia e forze di maggioranza entrerà nel vivo
Si avvicina l’appuntamento con la legge di bilancio e il centrodestra è chiamato a trovare la quadra sulle misure da finanziare. La mancata uscita anticipata dalla procedura europea per deficit eccessivo restringe, infatti, i margini di manovra. Soprattutto in funzione delle aspettative dei partiti di maggioranza già pronti a suonare la carica in vista delle prossime elezioni sfruttando proprio l’ultima manovra in capo al governo Meloni. Molte delle misure desiderate non potranno però trovare spazio. Di certo, sul tavolo restano invece il taglio delle tasse per il ceto medio, cavallo di battaglia dell’intero centrodestra, e la questione del bollo auto che si vuole rendere strutturale dopo aver già previsto lo stop della tassa per il 2027. Per il resto, sarà necessario mettere a punto le priorità da finanziare.
La necessità di trovare un punto di equilibrio
Un esercizio tutt’altro che semplice e rispetto al quale si dovrà trovare un punto di equilibrio nelle prossime settimane, quando il confronto tra Palazzo Chigi, ministero dell’Economia e forze di maggioranza entrerà nel vivo. Il ministro Giorgetti ha già annunciato che tra gli obiettivi resta certamente l’intervento sull’Irpef, con particolare attenzione ai redditi fino a 60mila euro. L’ipotesi di un ritocco dell’aliquota per questa fascia di contribuenti torna ciclicamente sul tavolo della maggioranza, ma finora si è sempre scontrata con la difficoltà di reperire coperture finanziarie adeguate. L’intenzione è quella di proseguire lungo la strada della riduzione della pressione fiscale, estendendo i benefici anche al ceto medio. L’intervento è tra quelli più attesi, anche in considerazione del fatto che è stato più volte annunciato senza poi si sia riusciti a trovare un punto di caduta concreto. E la mancata uscita anticipata dell’Italia dalla procedura europea per deficit eccessivo non aiuta.
Le differenti sensibilità in maggioranza
Tanto più che su questo terreno sono destinate a emergere sensibilità differenti all’interno della coalizione. Già ora, da una parte c’è chi invoca prudenza, ritenendo prioritario mantenere sotto controllo deficit e debito pubblico. Dall’altra, chi considera indispensabile una manovra più espansiva, che solleciti gli investimenti e sia capace di imprimere una spinta ai consumi, sostenendo famiglie e imprese. Posizioni che non sono necessariamente inconciliabili, ma che impongono una scelta sulle priorità. E sottendono l’esigenza di raschiare il fondo del barile per recuperare ogni centesimo utile. La spesa per coprire un nuovo intervento fiscale necessiterà infatti di risorse importanti.
Sarà la volta buona per il taglio dell’Irpef?
Poi si aprirà la partita delle richieste dei singoli partiti e si assisterà al solito braccio di ferro per decidere quale misura promuovere e quale bocciare. Come sempre, quindi, la partita della manovra si giocherà sulla capacità della maggioranza di trovare una sintesi tra le richieste dei partiti, le indicazioni del ministero dell’Economia e la tenuta dei conti. Il taglio dell’Irpef per il ceto medio resta uno degli obiettivi più attesi, ma la sua effettiva realizzazione dipenderà dai margini che emergeranno nei prossimi passaggi di bilancio. Sarà finalmente la volta buona oppure, ancora una volta, la coperta si rivelerà troppo corta? La risposta arriverà quando il centrodestra dovrà passare dalle parole ai fatti, tenendo necessariamente conto dei numeri.
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