Schiacciati dalla pressione fiscale gli italiani tartassati nuotano nell'economia invisibile
C’è un tesoro sommerso nel Paese dei (pochi, sempre i soliti) tartassati. L’economia che sfugge all’occhiutissima sorveglianza del Fisco, gli affari invisibili persino all’intelligenza artificiale al servizio dell’Erario ammontano a un decimo del prodotto interno lordo nazionale. È un’enormità. Ma, detta così, sembra ancora poco. E allora, per comprendere quanto sia grande il tesoro e quanto profondo il sommerso si devono riportare i numeri. Quelli snocciolati nel report di Censis-Confcooperative sono davvero mostruosi.
Un tesoro sommerso
Stando a quanto ha affermato il presidente della confederazione Maurizio Gardini, l’economia che non si vede, in Italia, ha un valore pari al 9,2% del Pil nazionale e s’attesterebbe a 197,6 miliardi di euro. In pratica, il prodotto interno lordo di una Regione ricca come l’Emilia-Romagna. Più di un anno intero di spesa sanitaria o delle altre voci di bilancio del Welfare presa singolarmente. O, se preferite, una decina di miliardi in più di quanto l’Europa abbia (prestato e non regalato come pretende una certa e orientata vulgata politica) all’Italia nell’ambito del Pnrr. Cifra che si traduce, per ogni italiano, in una perdita da 3.350 euro. Recuperare questa massa informe e mostruosa di denaro scomparso potrebbe aiutare, eccome, l’Italia a raddrizzare i suoi conti. Che, giusto per inciso, rimangono appesi a un decimale in eccesso (quello dell’ormai famigerato 3,1% del rapporto deficit-Pil). Secondo l’analisi di Censis-Confcooperative, il (tesoro) sommerso ha cambiato volto, modalità di azione. Sono tre i fronti principali.
I tre “fronti” della lotta
Il primo, quello che è in netta ascesa, riguarda il fenomeno della sottodichiarazione. Che varrebbe qualcosa come 108,2 miliardi di euro. L’evasione o l’elusione a seconda dei casi riguarderebbe ogni partita Iva, a tutti i livelli. Dal 2019 a oggi la crescita di questa voce è stata inarrestabile: +19% e ha superato, di gran lunga, l’importo dell’evasione sul lavoro irregolare. Che, seppur in crescita del 4%, vale 77,2 miliardi. È un fenomeno che tutti conoscono ma di cui nessuno parla. Una parte di stipendio te la verso in maniera ufficiale, l’altra te la do “fuoribusta”. Infine c’è tutto il resto. In cui l’analisi fa confluire un po’ di tutti, dagli affitti in nero fino alle mance non dichiarate in ristorazione. A questo punto la reazione sarebbe quella di imbracciare torce e forconi, lanciarsi tutti alla ricerca dei furbetti di turno, dichiarare guerra agli autonomi, ai lavoratori indipendenti, ai professionisti. Non lo fa né Censis né Confcooperative. Lo ha già fatto una parte della politica italiana. Sempre la solita. Che guarda solo un aspetto del problema, gigantesco, del (tesoro) sommerso in questo sciagurato Paese.
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Ma restiamo un Paese di tartassati
La pressione fiscale, in Italia, è tra le più alte d’Europa. E i servizi non giustificano granché un prelievo medio che tra tasse, imposte, gabelle sfiora il 43%. E, per di più, risulta in aumento dello 0,7% nel solo 2025. Non è alzando le tasse che si risolve il problema dell’evasione. E non si fa granché nemmeno trasformando l’Italia, come si è fatto per un certo periodo, in una sorta di Stato di polizia fiscale.
Ma non si fa un buon servizio a nessuno sfiancando di trattenute alla fonte chi, a cominciare dai pensionati e finendo poi ai lavoratori dipendenti, prende una busta paga, un assegno previdenziale ogni mese. L’unica ricetta sarebbe quella di abbassare le tasse. Perché, a quel punto, pagarle converrebbe davvero a tutti. Invece, così, si finisce solo per dare alibi a chi evade. Sia chiaro: non è che chi evade sia un Robin Hood che mette in atto comportamenti né eroici né minimamente condivisibili, che sia chiaro. Il guaio è che il costo di uno Stato non può gravare sulle spalle dei soliti noti.
E il ceto medio annega nelle tasse
Dei tartassati. Di un ceto medio sempre più impoverito e arrabbiato, che vede il conto delle tasse, a tutti i livelli, salire e che si sente escluso dal welfare e dai bonus che paga, generosamente, a quella massa indefinita di gente che non dichiara nulla. E, soprattutto, non si possono continuare a dare alibi a quella politica coi conti a Bruxelles e le mani (rapaci) in Italia, che continua a credere che tutto si possa risolvere spremendo fino all’ultimo centesimo chi, semplicemente, non può evadere. Né reagire.