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Giulio Regeni, condannati tre 007 egiziani: 10 anni per il sequestro

di Redazione L'Identità -


A dieci anni dalla morte di Giulio Regeni arriva la sentenza della Corte d’Assise di Roma. Tre agenti dei servizi segreti egiziani sono stati condannati a dieci anni di carcere per il sequestro del ricercatore friulano, scomparso al Cairo nel gennaio 2016 e ritrovato senza vita alcuni giorni dopo, con evidenti segni di tortura. Un quarto imputato è stato invece assolto.

La condanna per i 007: responsabilità per il sequestro di Regeni

A ricevere la condanna sono i colonnelli Uhsam Helmi e Athar Kamel Mohamed Ibrahim e il maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif. Per tutti e tre i giudici hanno riconosciuto la responsabilità per il sequestro di persona, facendo cadere l’accusa di omicidio contestata a Sharif.

Assolto, invece, il generale dei servizi segreti egiziani Tariq Sabir. La decisione chiude in primo grado un procedimento arrivato dopo anni di indagini e ostacoli legati alla mancata collaborazione delle autorità egiziane.

In aula, al momento della lettura della sentenza, erano presenti i genitori di Giulio, Paola Deffendi e Claudio Regeni, insieme alla sorella Irene e all’avvocata Alessandra Ballerini. Una presenza che accompagna da anni la battaglia della famiglia per ottenere verità e giustizia sulla morte del ricercatore.

Tra le prime reazioni c’è quella di Luigi Ciotti, presidente di Libera e Gruppo Abele, che ha parlato di una giornata importante per la ricerca della verità. «La verità senza giustizia è come un fiore che appassisce prima di dare frutto», ha dichiarato, esprimendo gratitudine alla magistratura italiana per il lavoro svolto.

Per Ciotti, però, quella emersa dalla sentenza resta una verità «fragile», perché rischia di rimanere «sulla carta» senza tradursi in provvedimenti concreti.

Il verdetto arriva a dieci anni dalla tragedia che ha segnato profondamente i rapporti tra Italia ed Egitto e che ha trasformato il nome di Giulio Regeni in un simbolo della ricerca di verità e giustizia.


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