Schlein è una scommessa a perdere per la sinistra
La segretaria del Pd Elly Schlein alla Festa dell'Unità di Portici, Napoli, 26 Settembre 2026. ANSA/CESARE ABBATE
La questione delle primarie sta logorando la sinistra, intrappolata tra la morsa di una leadership divisiva e la consapevolezza di una sconfitta probabile contro Giorgia Meloni. Il nodo centrale riguarda proprio il meccanismo di voto. La prospettiva del doppio turno metterebbe Elly Schlein all’angolo, impedendole di blindare il Partito Democratico ed escludere altri competitor interni, mentre la formula a turno unico le offrirebbe l’alibi perfetto per scongiurare la dispersione dei voti dem.
Potrebbe banalmente dire che tutti gli altri partiti candidano una sola persona, se si dividono i dem fanno un gesto di puro masochismo. Saranno pure esperti nel farsi del male, però di certo l’argomento è forte.
Quindi basterebbe alla segretaria farsi incoronare dalla direzione nazionale, come candidato unico del partito per concorrere alle primarie senza altri esponenti dem.
Eppure, il risvolto interessante della vicenda non riguarda la democrazia interna. Il punto è un altro. Buona parte del partito sa benissimo che non esistono partite perse in partenza, ma vincere con Elly Schlein è tremendamente difficile. La percezione diffusa, anche tra i suoi stessi elettori, è quella di una leader distante dalla realtà quotidiana del Paese, concentrata su diritti civili percepiti come avulsi dalle urgenze sociali ed economiche della stragrande maggioranza degli italiani. Un distacco che regala a Giorgia Meloni un vantaggio strategico enorme, riducendo drasticamente i rischi di una vera contesa per Palazzo Chigi.
Conte, Vannacci e l’arma del voto utile
Nel panorama delle opposizioni, uno tra tutti, Giuseppe Conte appare agli occhi di molti un profilo più insidioso, forte dell’esperienza di governo passata e di un’immagine meno ideologica nei confronti del ceto moderato. Non perché non cavalchi l’antipolitica, o non si sia circondato di giacobini. Ma semplicemente perché l’indole dell’uomo lo connota come lontano da loro. Da presidente del consiglio non è stato scelto un rivoluzionario!
Al tempo stesso, l’ascesa di figure come Roberto Vannacci, capace di raccogliere consensi consistenti intercettando il disagio legato alla sicurezza e ai flussi migratori, trasforma paradossalmente la segretaria del PD nel più efficace motore del voto utile in favore della destra.
Se il rischio è che Elly Schlein vada a Palazzo Chigi, la Meloni ha l’arma potentissima del voto utile. Con Giuseppe Conte è più dura. Votare Vannacci, se non si va uniti, può significare, per un elettore di centrodestra, consegnare il paese a una radical chic, terzomondista e senza freni sulle libertà civili. L’istinto di turarsi il naso e votare comunque centrodestra in ogni condizione, in molti casi, in un simile scenario, prevarrà. Conte ha un profilo più sfumato. Questo lo rende più insidioso.
Il risultato è un paradosso politico profondo. Molti nel centrosinistra fanno il tifo affinché Elly non arrivi alla guida della coalizione, non solo per la contesa elettorale contro una Meloni saldamente favorita, ma per il dopo. Un’eventuale sconfitta della segretaria alle primarie, innescherebbe una resa dei conti immediata e feroce.
Lo scontro si sposterebbe inevitabilmente sulla compilazione delle liste parlamentari, con una fronda interna pronta a tutto pur di non essere tagliata fuori dai giochi. A pensar male si fa peccato, ma nella gazzarra piddina, la speranza che la segretaria inciampi trova discreti sostenitori.
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