L’avvocato, la segretaria e il sindaco fantasma: la commedia progressista che blinda la Meloni
Il Campo Largo assomiglia sempre di più a un duello di specchi in un luna park, dove ogni protagonista cerca di alterare le proprie proporzioni per sembrare più grande, mentre tutt’intorno regna la totale distorsione della realtà. L’ultimo colpo di scena di questa infinita telenovela progressista porta la firma d’autore di Giuseppe Conte, l’avvocato del popolo che ha deciso di indossare i panni di Sherlock Holmes per annunciare trionfante di aver smascherato Elly Schlein.
Il reato? Aver sbarrato la strada a un terzo nome per la leadership della coalizione, preferendo blindare le proprie scelte e costringere tutti all’ennesimo, logorante rito delle primarie.
Mentre il governo guidato da Giorgia Meloni prosegue senza sbandamenti sulla strada delle riforme, forte di una stabilità e di una compattezza che a sinistra sembrano pura fantascienza, l’opposizione si conferma il miglior alleato della maggioranza. Conte oggi fa la morale e dichiara a ‘Il Giornale’ che lui ‘era pronto a fare un passo di lato per un profilo terzo, ma lei ha tagliato la strada a ogni alternativa’.
Una generosità commovente, se non fosse che dietro si nasconde il tentativo del leader del Movimento 5 Stelle, stretto nella morsa di sondaggi non proprio entusiasmanti, di applicare la più vecchia delle strategie politiche. Se non puoi vincere al tavolo, rovescialo e dai la colpa al mazziere.
Il leader del Movimento sta alzando il tiro soprattutto sulla politica estera. Una mossa per differenziarsi dal Nazareno e mettere in chiaro che non farà da comparsa.
Schlein liquida le pugnalate dell’alleato ricordandogli le gerarchie interne e ribadendo che il candidato premier è il leader del partito maggiore, regalando ai grillini una deliziosa nemesi storica basata sul totale ribaltamento del loro vecchio slogan ‘uno vale uno’. Nel frattempo, a rendere il quadro ancora più grottesco, si inseriscono i tormenti centristi con Matteo Renzi che sfida i veti, mentre lo spettro del caos permanente continua ad agitare i sonni dei malpancisti dem.
Questa rissa permanente è la fotografia più nitida dell’alternativa della sinistra.
Da una parte c’è un esecutivo Meloni che capitalizza la serietà dei fatti, l’approvazione delle manovre economiche e la credibilità internazionale, dall’altra, due leader che non riescono a mettersi d’accordo su un nome ma pretenderebbero di guidare l’Italia.
Conte non ha smascherato solo la Schlein, ha smascherato l’inconsistenza profonda di un progetto nato solo per ambizione di potere, dove l’unica certezza è lo sgambetto reciproco.
Il culmine di questo capolavoro dell’assurdo si raggiunge con la suggestione lanciata proprio dall’ex premier: lanciare Roberto Gualtieri come ‘terzo uomo’ per Palazzo Chigi. Il tentativo di accreditare l’attuale sindaco di Roma come improbabile salvatore e federatore nazionale del centrosinistra si scontra con il muro eretto da Elly Schlein, ma soprattutto con la realtà.
Immaginare di esportare il modello Roma alla guida dell’intera nazione è una freddura di alta satira politica. Una proposta surreale che fotografa la totale confusione della sinistra, la quale pur di non cedere spazio al rivale interno evoca scenari che gli italiani, fortunatamente, possono limitarsi a guardare divertiti da lontano.
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