L’Opa tossica di Renzi su Forza Italia è una pia illusione
Finché Italia Viva rimarrà saldamente ancorata a forze antiliberiste, ogni sirena rivolta agli azzurri sarà destinata a infrangersi contro l'invalicabile muro della cruda realtà politica
Matteo Renzi durante il discorso finale alla 14esima edizione della kermesse politica della Leopolda a Firenze
Il cantiere politico spalancato da Matteo Renzi alla Leopolda ha le sembianze di un azzardato gioco di prestigio comunicativo: lanciare un’Opa ostile sui parlamentari e sui dirigenti di Forza Italia per reclutarli all’interno di un ipotetico «cantiere riformista».
L’idea del leader di Italia Viva
Renzi pensa di attrarre l’area moderata e liberale del centrodestra nasconde un corto circuito strutturale che nessuna alchimia di palazzo potrà mai sanare. Come si può credere di sradicare l’anima garantista, europeista ed atlantista della tradizione azzurra per offrirla in dote a una coalizione dominata dalle pulsioni populiste di Giuseppe Conte e dal radicalismo ideologico di Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli?
La risposta dei vertici di Forza Italia è stata immediata
Dagli azzurri, risposte prive di qualunque margine di trattativa. Il segretario Antonio Tajani ha rivendicato con orgoglio l’irriducibile centralità del suo partito come unico e autentico pilastro del Ppe in Italia, liquidando la manovra renziana con la formula tassativa «il centro siamo noi».
Sulla stessa linea, il presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto ha ribaltato la provocazione, invitando i veri liberali scontenti a compiere il percorso inverso e a trovare approdo laddove i valori della libertà economica e individuale sono tutelati da trent’anni.
La stoccata più affilata e politicamente devastante è giunta dal ministro Paolo Zangrillo: «Lui parla di liberisti? Si liberi prima di quelli che liberisti non sono. Si liberi da Avs e dal M5S». La replica di Zangrillo centra perfettamente il cuore del paradosso politico.
Per qualsiasi esponente moderato cresciuto nel solco del liberalismo berlusconiano e garantista, l’ipotesi di una saldatura strategica con il campo largo rappresenta un salto nel vuoto inaccettabile, specialmente sui grandi dossier internazionali. Forza Italia costituisce un caposaldo incrollabile della fedeltà alla Nato, all’Ue e alla difesa dell’Ucraina di fronte all’aggressione russa.
La deriva della sinistra del campo largo
All’opposto, 5 Stelle e Avs osteggiano apertamente l’invio di forniture militari a Kiev, contestano le spese per la difesa e professano un pacifismo ambiguo che rischia di indebolire la storica collocazione occidentale del Paese. Pensare che la classe dirigente azzurra possa condividere la politica estera con chi avversa i capisaldi dell’Occidente è pura finzione politica.
Le incompatibilità investono direttamente anche la visione economica e la cultura dei diritti individuali. Chi tutela da sempre la proprietà privata, la libera iniziativa d’impresa e il taglio della pressione fiscale non può trovare punti di contatto con le ricette economiche della sinistra radicale.
L’allarme di Calenda
Un allarme rilanciato dallo stesso Carlo Calenda, che ha bollato Conte come un pericolo per i conti pubblici con i suoi 120 miliardi di spesa in più all’anno, del tutto incompatibili con il rigore liberale. Non meno profondo è il baratro che separa la cultura garantista di scuola azzurra dalla matrice giustizialista che permea la galassia grillina e la sinistra ideologica.
Quella di Renzi non appare come un’offerta politica credibile per i moderati italiani manifestandosi per ciò che è: una manovra tattica volta unicamente ad accrescere il proprio peso contrattuale nei confronti di Elly Schlein e a superare i veti incrociati di un’opposizione divisa. Finché Italia Viva rimarrà saldamente ancorata a forze antiliberiste, ogni sirena rivolta agli azzurri sarà destinata a infrangersi contro l’invalicabile muro della cruda realtà politica.
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