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Politica

Tensione tra Tajani e Schifani che medita le dimissioni

«Prendo atto delle dichiarazioni dell'onorevole Minardo. In queste ore sto valutando, con senso di responsabilità, le decisioni da assumere, che comunicherò a breve»

di Angelo Vitale -

Nella combo, da sinistra, Renato Schifani e Antonio Tajani


Forza Italia, tensione alle stelle tra Tajani e Schifani: il governatore riunisce i fedelissimi e valuta le dimissioni.

Tensione Tajani – Schifani

Terremoto politico ai vertici di Forza Italia e nella maggioranza in Sicilia. Voci su un confronto tra il segretario nazionale Antonio Tajani e il presidente della Regione Renato Schifani degenerato in una crisi aperta.

Secondo quanto emerge dai retroscena e dai resoconti delle ultime ore, la giornata di ieri si era chiusa in un clima di forte tensione dopo un colloquio telefonico dai toni accesissimi tra i due leader. Confronto innescato dalla linea espressa dal commissario regionale del partito, Nino Minardo, sulle prospettive di rinnovamento e sulla gestione amministrativa dell’isola.

Le parole di Minardo, nette. Pur ribadendo il garantismo, ha invocato una fase di profondo cambiamento e l’apertura a nuovi protagonisti alla luce delle recenti inchieste giudiziarie che hanno lambito la periferia della giunta, tra cui il caso legato a Gaetano Armao.

Schifani pronto a lasciare?

Parole che hanno mandato su tutte le furie il governatore. Schifani, fortemente irritato per la mancanza di una blindatura incondizionata da parte dei vertici nazionali sulla sua futura ricandidatura in vista del 2027, ha convocato una riunione d’emergenza con i fedelissimi nella “war room” di Palazzo d’Orléans.

Nel corso della serata, trapelata l’ipotesi di un passo indietro clamoroso. Ufficializzato lo stato di profonda riflessione con una nota in cui ha dichiarato: «Prendo atto delle dichiarazioni dell’onorevole Minardo. In queste ore sto valutando, con senso di responsabilità, le decisioni da assumere, che comunicherò a breve».

Frenetico, il lavoro notturno dei mediatori e dei pontieri del centrodestra che puntava a raffreddare la pista di una rottura irreparabile per evitare il rischio di elezioni anticipate.

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