Via libera alla terza e ultima fiducia sulla riforma elettorale
Adesso si procederà a concludere l’esame dei restanti articoli e poi si passerà agli ordini del giorno. L’aula della Camera è quindi convocata a oltranza
Altro passo in avanti per la riforma elettorale che supera indenne anche il il terzo e ultimo voto di fiducia. I sì sono stati 228, i no 144 e 3 le astensioni. Un risultato in realtà annunciato, soprattutto dopo i due via libera di ieri. La blindatura da parte del governo dei tre articoli del provvedimento modificati nel corso del passaggio al Senato ha quindi dato i frutti sperati. Adesso si procederà a concludere l’esame dei restanti articoli e poi si passerà agli ordini del giorno. L’aula della Camera è quindi convocata a oltranza e, qualora necessario, si andrà avanti con una seduta notturna. L’obiettivo della maggioranza è infatti quello di lasciare a domani solamente il voto finale, quello più importante. Su quest’ultimo step sarà infatti certamente chiesto il voto segreto da parte delle opposizioni. Un tentativo di mandare nuovamente sotto il centrodestra con l’aiuto dei franchi tiratori. Si spera, insomma, di assistere allo stesso copione dello scorso luglio, quando furono affossate le preferenze.
Attesa per il voto finale di domani
Dal canto suo, la maggioranza si accinge a quest’ultimo passaggio forte delle tre fiducie incassate tra ieri e oggi. Non per questo il risultato di domani si dà per scontato. Lo spettro dei franchi tiratori è sempre lì che incombe, pronto a intercettare le resistenze di quanti in maggioranza restano poco convinti dell’impianto della nuova legge elettorale e, soprattutto, non apprezzano particolarmente le preferenze. Non a caso da Palazzo Chigi si è alzata la posta in gioco. Da giorni il messaggio che trapela è sempre lo stesso: “o la legge passa oppure si va a casa”. Una sorta di ultimatum che rimbalza sulle bocche di tutti i deputati e che viene costantemente ribadito dai vari big del centrodestra. Se da un lato, quindi, si ostenta fiducia sull’esito dell’ultimissimo voto sulla riforma elettorale, dall’altro si insiste sulle conseguenze qualora il risultato tradisse le attese. E sulla necessaria conseguente presa d’atto da parte di Giorgia Meloni che, a questo punto, avrebbe il dovere istituzionale di salire al Colle.
Le critiche dell’opposizione
Dal fronte opposto, l’opposizione continua a criticare sia il merito della riforma, sia il metodo utilizzato dalla maggioranza durante quest’ultimo passaggio parlamentare. La principale accusa rivolta all’impianto della nuova legge elettorale resta quella per la quale la maggioranza si sarebbe scritta da sola le regole del gioco per assicurarsi la vittoria alle prossime elezioni. Una narrazione, ovviamente, respinta dal centrodestra che sottolinea come il nuovo sistema, proprio come il vecchio, vale per tutti e non agevola quindi nessuno. Per quanto riguarda il metodo, invece, si punta il dito contro la scelta di mettere le tre fiducie. Un modo, viene sostenuto, non per contrastare un eventuale atteggiamento ostruzionistico dell’opposizione, che si sottolinea non esserci stato, ma per serrare le file della stessa maggioranza divisa al proprio interno sulla nuova legge. Comunque sia, dopo la fiducia appena incassata dal governo l’attenzione si è subito spostata sul passaggio indubbiamente più importante e delicato. Il voto finale di domani, con il centrodestra chiamato a non cadere nuovamente nella trappola dello scrutinio segreto.
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