Garlasco e il tempio delle investigazioni
Il tritacarne del caso Garlasco rischia di travolgere la credibilità del RIS, il reparto di investigazioni scientifiche dei Carabinieri con sede a Parma. La certezza più assoluta per ogni indagine presente, passata e futura è stata incrinata nel vortice di errori, omissioni e reticenze che si è rivelata l’immediatezza dell’investigazione dopo l’omicidio della 26enne Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto 2007.
La distruzione dei reperti
A distanza di 19 anni buona parte dei reperti sono stati distrutti dagli stessi RIS nel 2016 e gli ulteriori accertamenti disposti dalla Procura di Pavia e dalle parti interessate sembrano aggiungere confusione su confusione. Al centro degli approfondimenti la sorte delle provette contenenti gli eluiti, le soluzioni liquide ottenute durante l’estrazione del Dna dai reperti, come il “33dattilo” o il “97F” – il famoso intonaco dell’impronta 33 – o gli estratti dalle unghie della vittima.
Gli eluiti “furono alienati senza redigere uno specifico verbale, trattandosi di intermedi di lavorazione non assimilabili a reperti giudiziari”, solo per quest’ultimi – in quanto sottoposti a sequestro – si deve attendere l’ok dell’autorità giudiziaria.
Cosa dicono i Ris?
Le tracce distrutte lo sarebbero state legittimamente quindi, almeno secondo il RIS. In ogni caso gli eluiti furono “adeguatamente conservati all’interno di un apposito freezer” al Ris di Parma “e correttamente registrati nel software gestionale della sezione Biologia dove rimasero conservati fino a settembre 2016, quando, in maniera cumulativa, vennero smaltiti come rifiuti speciali” si legge in una relazione consegnata alla Procura di Pavia.
“Furono distrutti, un anno dopo la sentenza di condanna definitiva di Stasi, a seguito dell’entrata in vigore del decreto del Presidente della Repubblica 7 aprile 2016 numero 87, recante disposizioni d’attuazione della Banca dati del Dna, che sanciva l’obbligo di distruzione del Dna estratto dai campioni biologici, e in ottemperanza al ‘provvedimento del Garante per la protezione dei dati personali relativo al trattamento dei dati generici’ che disponeva la conservazione degli estratti del Dna relativi ai reperti/prelievi sino al termine delle indagini ovvero per un tempo superiore se espressamente richiesto dall’autorità giudiziaria”.
Richiesta che non intervenne. Sul caso Garlasco voglio essere chiaro: il Ris ha continuato a fornire il proprio supporto tecnico-scientifico agli approfondimenti d’indagine richiesti dall’autorità giudiziaria, con cui c’è una totale e piena collaborazione.
Utilizzo di strumenti imparziali
La scienza forense e l’Arma dei carabinieri restano strumenti imparziali e fondamentali per cercare la verità ben oltre il clamore mediatico e le inutili manipolazioni”. Così il comandante generale dei Carabinieri, Salvatore Luongo, intervistato dal Tg1. “Voglio rassicurare i cittadini che il Ris è un’eccellenza scientifica a livello internazionale e un punto di riferimento rigoroso.
La fiducia dell’opinione pubblica – ha sottolineato Luongo – non si preserva nascondendo i dubbi né si misura sull’infallibilità dei singoli ma dimostrando ogni giorno professionalità, determinazione, capacità di autocritica e rigore più assoluto nell’applicazione dei protocolli scientifici”.
Eppure la Procura di Pavia continua a disporre accertamenti che ogni giorno fanno emergere novità che fanno discutere e che allontanano la verità.
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