Garlasco, Nordio: “Sistema demenziale, la condanna di Stasi probabilmente è sbagliata”
Il Guardasigilli torna sul caso del delitto di Chiara Poggi e si interroga sulle prime indagini
Parole durissime quelle pronunciate dal ministro della Giustizia Carlo Nordio sul caso del delitto di Garlasco e sulla condanna di Alberto Stasi. Il Guardasigilli punta ancora una volta il dito contro quelle che sembrano alcune incongruenze della giustizia italiana. E si interroga, quindi, sulla stessa sentenza definitiva, definendola “probabilmente sbagliata”.
Al centro delle critiche del ministro c’è soprattutto il percorso giudiziario che ha portato alla condanna di Alberto Stasi. Inizialmente era stato assolto in primo grado e in appello e successivamente riconosciuto colpevole. “Stasi era stato assolto una volta, poi era stato assolto una seconda volta e poi alla fine, senza rifare il processo ex novo, è stato condannato sulla base di quelle stesse prove per le quali era stato assolto ben due volte”, ha ricordato Nordio.
Un meccanismo che non esita a definire “demenziale”, sottolineando quella che considera una contraddizione strutturale del processo penale italiano. Poi il passaggio con il quale il ministro prende la presa di posizione più netta. “Se dopo 15 anni si discute se quella condanna fosse giusta o meno, e probabilmente è sbagliata, dimostra che il nostro sistema ha fallito”.
“Un sistema contraddittorio e irragionevole”
Il caso Garlasco diventa così, nelle parole del numero uno di via Arenula, l’esempio delle criticità di un sistema giudiziario che non sarebbe riuscito a garantire risposte definitive e convincenti. “Il caso Garlasco nel suo complesso dimostra quanto sia non solo obsoleto. Ma anche contraddittorio e, per certi aspetti, irragionevole il nostro sistema processuale penale”, ha insistito Nordio.
Parole nette che di certo a nulla valgono per quanto riguarda la posizione giudiziaria di Stasi, la cui condanna resta definitiva fino a un eventuale provvedimento di revisione. Ma che segnano un intervento politico e istituzionale di particolare rilievo: è lo stesso ministro della Giustizia a sollevare pubblicamente dubbi sulla correttezza della condanna. Di più, il caso di Garlasco viene eretto a emblema delle contraddizioni del sistema processuale italiano.
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