Ex Ilva, Urso sbotta: “La Cassazione può ribaltare tutto”
L’ex Ilva torna al centro dello scontro politico, tra accuse, ostacoli giudiziari e un futuro sempre più incerto. Meloni attacca le opposizioni, mentre Urso guarda alla Cassazione. Ma per l’acciaieria la partita è tutt’altro che chiusa.
Tra polemiche, offerte (che non ci sono) e bramme: anche ieri l’ex Ilva è stata al centro del dibattito politico ed economico del Paese. La premier Giorgia Meloni, nel suo intervento al Senato, ha respinto con forza ogni accusa e, anzi, ha invitato le opposizioni a farsi un esame di coscienza: “La situazione che noi abbiamo trovato quando siamo arrivati al governo dell’ex Ilva era drammatica e allora forse queste vostre risolutive risposte non hanno risolto il problema e quindi il problema ce lo siamo dovuto e ce lo siamo ovviamente caricato noi”.
Ilva, la rabbia di Giorgia Meloni
Ce l’ha, la presidente del consiglio, specialmente cogli esecutivi di Mario Monti e Matteo Renzi. E ce l’ha, naturalmente, pure con gli steccati e i niet che continuano ad arrivare ancora oggi: “Abbiamo lavorato incessantemente per il rilancio della più importante acciaieria d’Europa, cercando nuovi acquirenti che fossero affidabili. Abbiamo trovato sul nostro percorso diversi ostacoli, alcuni di carattere ideologico, penso all’opposizione dell’amministrazione di Taranto alla nave rigassificatrice che ha fatto sfumare l’interesse Baku Steel”. Ecco, appunto.
Una corsa a ostacoli
Così siamo arrivati, lentamente ma inesorabilmente, al punto in cui l’area a caldo sarà spenta e che le ultime speranze sono aggrappate, oltre alle misure approvate dal Cdm dei giorni scorsi, alle Sezioni Unite della Cassazione. Ecco, su questo, proprio Meloni rileva ulteriori ostacoli: “Abbiamo trovato ostacoli giudiziari fino al recente decreto della Corte d’Appello di Milano che ha ordinato lo spegnimento degli impianti a caldo, nonostante gli amministratori stessero puntualmente dando attuazione alle numerose e rigorose prescrizioni ambientali e sanitarie che erano state imposte dall’Aia nel 2025. Sorvolo francamente sulla coerenza logica di questi provvedimenti giudiziari, basta ricordare la critica serrata a cui li ha sottoposti pochi giorni fa la Procura generale della Corte di Cassazione”.
I nodi di Urso: “Cassazione potrebbe smentire tutto”
Ed è proprio sulla Cassazione che si è aperta la seconda parte della giornata, in Aula, dell’ex Ilva. Il ministro alle Imprese e Made in Italy, Adolfo Urso, è intervenuto al Question Time. E ha spiegato che no, non sono arrivate nuove offerte “separate” per gli stabilimenti del Nord dell’ex Ilva, su tutti Genova Cornigliano e Novi Ligure, i cui dipendenti sono in agitazione a causa dello stop decretato da Adi a novembre. Quindi ha ribadito che a Taranto sono arrivate “le prime due navi con le bramme per consentire comunque ai laminatoi di lavorare il prodotto in una partnership con soggetti terzi”.
Per quanto attiene, invece, agli stabilimenti dell’Alta Italia, Urso ha riferito che i commissari hanno avuto mandato di cercare i coils e che la merce “arriverà nei prossimi mesi”. Prima ancora, però, ha dichiarato che gli Ermellini potrebbero “smentire clamorosamente la Corte d’Appello”. E ha sbuffato: mai prima d’ora s’era visto il sequestro preventivo di un altoforno: “Non è mai accaduto, credo, nella storia giudiziaria italiana. Accade a Taranto”.
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