Il prezzo della guerra con la Russia lo paghiamo alla pompa di benzina
La guerra in Ucraina come tutte le guerre ha un costo che va oltre quello in termini di vite umane, prezzo che gli europei sentono direttamente alla pompa. La dinamica dell’aumento dei carburanti è documentata dall’Ue: la riduzione delle forniture russe ha ristretto l’offerta di gas, facendo impennare i prezzi dell’energia.
La Commissione Ue ha collegato direttamente l’interruzione dell’approvvigionamento ai livelli elevati di gas ed elettricità. La Corte dei conti europea dal canto suo ci ricorda che nel 2021 la Russia valeva il 45 per cento delle importazioni di gas dell’Ue e che l’abbandono di quei volumi ha innescato una crisi dell’offerta. Nell’agosto 2022 il prezzo all’ingrosso infatti era schizzato a 339 euro per megawattora, contro i 51 dell’anno precedente. Sostituire il gas russo con Gnl e altri fornitori ha garantito gli approvvigionamenti, ma a un prezzo molto più alto.
Oggi gli Usa sono il principale esportatore di Gnl verso l’Ue, traendo così guadagno dal conflitto. Quindi continuare a sostenere la guerra (che gli Usa non vogliono più, peraltro) non farà che aumentare ancora i prezzi.
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