Da Milano a Parigi, fino a Madrid, le proteste che stanno attraversando l’Europa occidentale non possono più essere archiviate come semplici esplosioni di disagio sociale. Nate da questioni concrete, dal carovita alla scuola, fino all’emergenza abitativa, le mobilitazioni stanno assumendo una dimensione sempre più politica.
I tre fronti caldi
In Italia, le manifestazioni studentesche e contro il costo della vita hanno rapidamente individuato nel governo di centrodestra il principale bersaglio politico. Le rivendicazioni sulla scuola, sugli affitti e sul potere d’acquisto si sono intrecciate con una contestazione più ampia dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni, giunto al suo quarto anno.
In Francia il quadro appare ancora più delicato. Le proteste sono nate nelle scuole, tra classi sovraffollate, carenza di insegnanti e crescente malessere sociale, per poi saldarsi con le rivendicazioni contro il carovita e con una più generale contestazione del sistema politico. La France Insoumise di Jean-Luc Melenchon ha scelto apertamente di cavalcare la mobilitazione, presentandosi come il punto di riferimento politico della piazza.
In Spagna la scintilla è stata la crisi abitativa, esplosa dopo casi simbolici di sfratto che hanno alimentato manifestazioni di massa in decine di città. Il premier dimissionario Pedro Sanchez sta tentando di trasformare la questione della casa in una “barricata politica” contro Partito Popolare e Vox, avanti nei sondaggi.
L’elemento comune
È qui che emerge il denominatore comune europeo. In Francia e in Spagna, una parte della sinistra vede nelle piazze anche uno strumento per frenare l’avanzata delle destre rappresentate dal Rassemblement National e da Vox insieme ai Popolari. In Italia, invece, l’obiettivo immediato è logorare il consenso dell’attuale maggioranza di governo.
Saldature pericolose
Resta tuttavia un elemento che dovrebbe preoccupare ben oltre le convenienze politiche del momento. Soprattutto in Francia, ma in parte anche nelle violenze registrate a Milano, è emersa la partecipazione di settori delle seconde generazioni provenienti dalle periferie urbane. Quando il disagio sociale si salda con identità antagoniste, risentimento culturale, islamismo politico e pulsioni separatiste, il rischio è elevato. In questa “zona grigia” si annida la minaccia più seria, perché dietro le vetrine infrante e le auto incendiate si combatte una battaglia per l’egemonia politica nell’Europa che verrà.
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