Lentamente si torna alla normalità. Senza fretta, apparente, si riempiono le cisterne degli impianti di carburante. Tornano a popolarsi pure gli scaffali dei supermercati. Qua e là, ancora qualche corteo. Studenti, commercianti. Locandine social fatte con l’Ia. È stata una settimana pesante, per tutti. E rischia, quella che s’affaccia adesso, di esserlo altrettanto. Non perché ci sia il rischio di un ritorno dei blocchi stradali, no. Perché la paura, ora, è quella di pagare tutte le conseguenze di sette giorni passati tra proteste in strada, post sui social e rifornimenti strozzati a suon di rincari, tra pieno e carrello della spesa.
L’incubo del lockdown
Non è stato nulla di inedito, purtroppo. È un’esperienza che tutti abbiamo già vissuto. Stavolta, almeno, ci siamo evitati la sciropposa retorica dei balconi. Da cui non siamo usciti per nulla migliori. È stato come ai tempi del lockdown. Con le code chilometriche ai distributori di benzina al posto delle mascherine. Con le taniche di gasolio messe in vendita a più di tre euro al litro dai furbetti dei social (e puntualmente denunciate dai giustizieri del web in cerca di clic) al posto dell’Amuchina all’asta su Ebay. L’everything shortage, la mancanza di tutto, a far capolino al supermercato. Con gli scaffali vuoti e desolati, ieri come ai tempi della pandemia. Da lì è iniziato tutto. Il carovita, contro cui s’è giustamente scagliata la protesta, è partito da lì. La guerra tra Russia e Ucraina, con le vicende energetiche e commerciali, ha fatto il resto. E poi è arrivato l’Iran e Hormuz, a infliggerci il colpo di grazia. Dopo tanti anni siamo ancora e sempre qui. Abbiamo fatto il giro lungo per ritrovarci allo stesso identico posto.
Tra blocchi e piazze
Ci mancava solo il Green Pass. In un certo senso, pure quello, è tornato. Senza benzina, ci si è limitati al minimo indispensabile per gli spostamenti. Nelle grandi città, con il fine settimana e la minaccia dei maranza, c’è chi si è direttamente tumulato in casa, senza nemmeno affacciarsi alle finestre, per paura di prendersi un fumogeno in testa. I più fortunati, appena hanno potuto, hanno raggiunto la campagna o le famiglie, altrove. Come, ricordate?, l’assalto ai treni all’inizio della pandemia per la grande paura, poi diventata realtà, che la mobilità sarebbe stata bloccata per decreto. Eccola, la paura è stata la parola chiave. Non di questa settimana, di quest’epoca che ci tocca in sorte di vivere. Lentamente si torna alla normalità, l’Italia si sblocca. Un fine settimana che, da Sud a Nord, è stato di tregua più che di liberazione.
Una lenta liberazione
Il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, ha visto dissolversi l’incubo (ricorrente, anche questo) di una città sommersa dai rifiuti quando, nella mattinata di venerdì, gli hanno fatto vedere le immagini dei camion dell’Asia, l’azienda di igiene urbana locale, in fila per i rifornimenti. “Stiamo tornando alla normalità, quindi mi auguro che questa situazione non si ripeta, che questa vertenza venga ricomposta in maniera stabile e definitiva e che si possa tornare a una condizione di normalità”, ha dichiarato, visibilmente sollevato. A Bari, l’altra grande città del Sud che rischiava di restare senza cibo, né benzina e servizi di base, il primo cittadino Vito Leccese ha avuto altro a cui pensare: l’inchiesta della Digos che ha permesso di sgominare le bande di minorenni che avrebbero voluto mettere al sacco i negozi del centro nel fine settimana. Si ritorna alla normalità.
Oggi la protesta dei taxisti
Lentamente, ma non senza proteste. Oggi saranno di scena i tassisti. A Roma. Inizialmente, le manifestazioni avrebbero dovuto tenersi al Mef. Poi, allargandosi la platea delle sigle in agitazione, s’è deciso di spostarsi al Mit. Chiederanno, a Salvini, di accedere ai benefici del “gasolio professionale” e contributi “veri” per la transizione ecologica. Sono, in pratica, gli stessi motivi che hanno spinto tir e trattori alla rivolta. Lavorano, le auto bianche ma il rincaro dei carburanti si mangia i margini di profitto concessi dalle tariffe comunali. In pratica, se tutto va bene, si fatica per restare nelle spese. Una situazione insostenibile. La mobilitazione dei taxi, però, sarà diversa. Protesteranno i tassisti fuori turno, senza auto, a piedi. Senza arrecare disagi ai cittadini. “Il presidio – fanno sapere Uri, itTaxi e Unicoop – sarà pacifico, statico ed esclusivamente pedonale. Parteciperanno i tassisti fuori dall’orario di servizio, in riposo o in ferie, nel rispetto della continuità del servizio pubblico. Non è prevista la presenza di vetture taxi nell’area della manifestazione”. Ecco. Si torna alla normalità, anche delle legittime proteste.
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