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Politica

Conte va al blocco dei tir rischiando di parlare con le persone sbagliate

La domanda che sorge spontanea è come un leader politico in una simile situazione, dove forzature ed episodi quantomeno sospetti sono di dominio pubblico, possa essere certo di interloquire con la parte sana della protesta e non con chi è lì per favorire interessi non proprio trasparenti

di Giuseppe Ariola -


Una cosa è il diritto a scioperare o a manifestare, altro è inscenare una protesta che va ben oltre i limiti della legalità. Circostanza quest’ultima che purtroppo si è verificata in diverse realtà e a più riprese durante il blocco dei tir degli ultimi giorni. Non è quindi un caso sia emerso il sospetto che nella rivolta dei camionisti si siano infiltrate le organizzazioni criminali. Il braccio lungo della malavita avrebbe quindi approfittato della situazione di difficoltà degli autotrasportatori per alimentare il caos e farne uno strumento di pressione nei confronti delle istituzioni. Un’eventualità da approfondire e rispetto alla quale tocca alla magistratura effettuare i dovuti accertamenti. Quel che invece è certo è che durante le proteste contro il caro carburante molti autotrasportatori hanno denunciato di avere subito forti pressioni per mantenere attivi i blocchi stradali.

I contorni della protesta da approfondire

In alcuni casi ci sono state vere e proprie minacce ad opera di individui con il volto coperto e pneumatici dei camion finiti per essere squarciati. In questo contesto di evidente illegalità le istituzioni non dovrebbero in nessun caso rischiare di prestare il fianco a condotte quantomeno opache. Eppure non è mancato chi, per sfruttare politicamente e mediaticamente la protesta, ha raggiunto i luoghi dei blocchi ed ha avuto un confronto con i loro protagonisti. E’ quanto ha fatto Giuseppe Conte che, sia in Campania sia in Calabria, ha incontrato gli autotrasportatori garantendogli l’intenzione di farsi interprete delle loro esigenze. La domanda che sorge spontanea è come un leader politico in una simile situazione, dove forzature ed episodi quantomeno sospetti sono di dominio pubblico, possa essere certo di interloquire con la parte sana della protesta e non con chi è lì per favorire interessi non proprio trasparenti.

Tra buona fede e responsabilità

Sia chiaro: la buona fede e le intenzioni nobili – insieme a un certo desiderio di cavalcare la cresta dell’onda – di Conte, non sono in nessun modo in discussione. Ma la politica richiede attenzione e responsabilità, nelle parole come nei fatti. Perché il rischio di puntare all’obiettivo sbagliato è sempre dietro l’angolo. E in questo il presidente del Movimento 5 Stelle è un vero campione. Lo ha dimostrato quando da presidente del Consiglio ha attuato due misure scellerate: il reddito di cittadinanza e il Superbonus. La logica di fondo è la stessa per entrambe, quella dei sussidi senza alcun controllo preventivo. In questo modo, milioni e milioni di soldi pubblici sono finiti nelle tasche di chi non ne aveva diritto e, in molti casi, anche di malavitosi e appartenenti a note organizzazioni criminali.

Ovviamente, a scapito di tutti i cittadini perbene e, più in generale, dei conti pubblici. Basti pensare che sulla mancata uscita dell’Italia dalla procedura d’infrazione europea per l’eccessivo debito pubblico hanno pesato in maniera determinate proprio le rate del Superbonus. Ma al di là di questo, non c’è cosa peggiore di constatare che un sostegno di qualsiasi tipo, economico o anche solamente morale, pensato per chi ne ha più bisogno, finisca per foraggiare non solo chi non ne ha diritto, ma in alcuni casi addirittura la criminalità.


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