L’inflazione corre e Confesercenti chiama il governo
I commercianti temono (anche) per il Natale e chiedono risposte in Manovra
I dati dell’inflazione fanno paura e Confesercenti chiede al governo di intervenire. E di farlo il prima possibile. L’analisi dell’organizzazione è netta. “L’aumento dei prezzi dell’energia, il settore alimentare e quello dei trasporti pesano su un’inflazione che a ottobre 2026 sale a +5,4%, toccando nuovamente i livelli registrati ad agosto 2023”. Ciò si traduce in “un dato significativo che pesa fortemente sul pil che nel terzo trimestre 2026 segna una crescita zero”. E rappresenta “una sorpresa in negativo perché le attese erano per una prosecuzione della fase espansiva registrata nella prima metà dell’anno: il rischio adesso è quello di non raggiungere il tasso di crescita dell’1% indicato dal Governo nel Dpfp”.
Confesercenti, il governo e l’incubo inflazione
L’analisi dell’organizzazione però non si ferma qui. “I dati sul pil si inseriscono in un contesto di generalizzato calo degli indicatori congiunturali con l’occupazione che ha smesso di aumentare, la disoccupazione tornata sopra il 6%, gli indicatori di fiducia delle famiglie e del commercio in forte flessione”. In pratica, secondo Confesercenti, “su tutto pesa l’accelerazione dell’inflazione che, secondo nostre proiezioni, potrebbe superare il 6% nei prossimi due mesi, compromettendo anche le prospettive delle vendite natalizie”. E questa sarebbe una vera iattura. “Un aumento dei prezzi di tale intensità determinerebbe, infatti, una contrazione del potere d’acquisto di fine anno almeno del 2%, con un effetto di contrazione sui consumi dell’ultimo trimestre che Confesercenti stima pari a 1,4 miliardi”.
Risposte in Manovra?
La richiesta del presidente di Confesercenti Nico Gronchi è diretta al governo. “È necessario intervenire con la Legge di Bilancio ed il dl Bollette per invertire questa tendenza. La via maestra è quella del sostegno ai consumi e della tutela del potere d’acquisto delle famiglie, senza una ripresa dei consumi non può esserci crescita. Le misure devono contribuire a spingere la domanda interna con l’implementazione degli sgravi sull’Irpef e la detassazione fino a mille euro delle tredicesime”. Ma non è finita: “Resta inoltre fondamentale un intervento calmieratore sulle bollette di gas ed elettricità: l’incremento dei costi rischia di comprimere ulteriormente la spesa delle famiglie che, secondo nostre rilevazioni, sono già in una fase di riduzione con conseguenze dirette sulle imprese del commercio e dei servizi”.
Torna alle notizie in home