Allarme rosso (fisso)
Prezzi dei carburanti alle stelle, Trump: "Basta missili sulle raffinerie". E Giorgetti rilancia sul nucleare
Allarme rosso (fisso). La situazione sta sfuggendo di mano. È bastato annunciare che durerà “settimane” la chiusura dell’oleodotto saudita Est-Ovest per far ripartire la corsa, furiosa, dei prezzi dell’energia. Il brent è volato sulla soglia dei 110 dollari al barile, il Wti ne ha sfruttato la scia risalendo attorno ai 105 verdoni. Aspettiamoci un’altra stangata sui carburanti. Ieri il Mimit ha confermato che il diesel già vola oltre i 2,2 euro al litro (2,216) e la benzina lo rincorre a 2,107. Il guaio è che, oltre alla stangata sulla materia prima c’è pure il nodo della raffineria. Che ha indotto a un intervento pubblico persino Donald Trump. A furia di scambiarsi missili, tra Russia e Ucraina, tra Iran e Golfo Persico, non c’è quasi più chi “fabbrichi” diesel e carburanti.
Allarme rosso: i carburanti fanno paura pure a Trump
Ne consegue che il prezzo s’impenna ovunque. Persino negli States, facendo traballare la Casa Bianca in vista delle elezioni di midterm. Per questo The Don ha affermato pubblicamente di aver chiesto a Zelensky di smetterla con gli attacchi alle infrastrutture energetiche russe. Chissà se basterà. Di sicuro, non nel breve termine. Per molti analisti, almeno in Italia, i prezzi alla pompa ormai hanno preso l’abbrivio che porterà il gasolio a costare fino a 2,5 euro al litro. Uno scenario che fa paura. Alle famiglie ma, soprattutto, alle imprese.
I tassi e le paure di Goldman Sachs
Intanto, però, a farci venire l’ansia ci pensa un paper di Goldman Sachs che, in pratica, avvia una nuova era di tassi alti e austerità. Dicono dalla banca d’affari che i costi dell’energia impatteranno sul Pil e causeranno l’aumento dell’inflazione. Tanto basterà alla Bce (che da qui a pochi mesi saluterà i suoi vertici e ne avrà degli altri) a compiere un nuovo avvitamento del costo del denaro. In attesa, va da sé, di ciò che farà la Fed. E che, a Trump, fa quasi più paura di quanto ne facciano le elezioni di Midterm stesse.
Ma, a proposito di paura, ne incute altrettanta la progressione geometrica dei costi del gas.
Prezzi a tutto gas ad Amsterdam
Che hanno superato gli 83 euro al megawattora e, al Ttf di Amsterdam, si avvicinano minacciosamente agli 84. I numeri riferiscono che siamo tornati ai livelli (record) che non si pagavano in Europa dal 2022. Ciò accade perché, con i rifornimenti strozzati dal Medio Oriente – e bloccati dalla Russia -, la speculazione internazionale si ritrova a brindare alla necessità europea di rabboccare gli stoccaggi in vista dell’inverno. Ciò vuol dire che pagheremo bollette (ancora) più salate. Non c’è, dunque, più tempo da perdere. Bisogna farsi l’energia in casa. Da sé. Il dibattito politico si orienta sull’opportunità di tornare a trivellare tra Basilicata e mare Adriatico. L’idea del governo è chiara dal momento che il consiglio dei ministri ha già provveduto a nominare i commissari. Un segnale di buona volontà.
Pichetto alla sfida dell’energia
Ma la sfida, come ha riferito il ministro all’Ambiente e sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin è più ampia, si direbbe citando un termine fin troppo abusato: olistica. “La nostra produzione nazionale di energia sul fronte elettrico è il 40%, ma complessivamente, rispetto ai trasporti, rispetto a quelle che sono le importazioni di fossili, noi siamo quasi totalmente dipendenti dall’estero. Quindi la sfida che abbiamo davanti è renderci più autonomi possibile, che significa più sicuri possibile”, ha affermato in un evento a Milano dedicato proprio alla Sovranità energetica. E quindi: “E tutto questo lo si può fare sul fronte elettrico solo aumentando la produzione di rinnovabili, aumentando quello che è il nostro mix, termico, elettrico, fotovoltaico, eolico e naturalmente biomasse, quindi biogas che poi diventa biometano”. Anche se, ha aggiunto il ministro “ciò non è in grado di darci quella quantità e quella sicurezza di programmabilità che noi dobbiamo avere, pertanto dobbiamo integrare assolutamente con nuove produzioni pulite, decarbonizzate, quale il nuovo nucleare”.
Giorgetti e l’eredità nucleare
Ecco, il nucleare. Che sarà di scena in Parlamento proprio questa settimana. Si attende il sì alla legge delega al Senato già tra mercoledì e giovedì prossimi. Il ministro all’Economia Giancarlo Giorgetti, sull’atomo, ha le idee chiare. “Il percorso avviato per la ripresa della produzione con la fissione nucleare è il più importante contributo per la sovranità energetica che lascerà questo governo. È stato un lavoro rigoroso da concludere per passare alla fase realizzativa – ha detto in un messaggio all’evento milanese -. E la joint venture tra Enel, Ansaldo e Leonardo, di cui il Mef ha promosso la costituzione, servirà proprio a questo”.
Torna alle notizie in home