Beni pubblici abbandonati, la mappa Cna e Nomisma
Rigenerazione urbana: Cna e Nomisma mappano l’immenso patrimonio pubblico abbandonato. Mercoledì prossimo presenteranno il primo rapporto congiunto sul tema.
Il patrimonio immobiliare pubblico dismesso e sottoutilizzato
L’indagine riporta in primo piano una mappa critica di beni: ex caserme, stazioni, complessi industriali e scali ferroviari. Beni che gravano sui bilanci degli enti locali tra costi di sicurezza e degrado, mentre potrebbero trasformarsi nella principale leva di sviluppo per il Paese.
Un’iniziativa che risponde a uno snodo congiunturale decisivo. Il declino del Superbonus e la stretta sui crediti edilizi impongono una riconversione immediata per la filiera delle micro e piccole imprese dell’artigianato, alla ricerca di cantieri stabili.
Al contempo, il traguardo del Pnrr richiede un bilancio rigoroso sullo stato di avanzamento della rigenerazione urbana e sul recupero sociale degli spazi.
I numeri contornano un’emergenza non più rinviabile
Secondo le ultime rilevazioni del Demanio e del Mef, il patrimonio immobiliare pubblico conta oltre 2 milioni di unità, di cui si stima che circa 300 mila immobili versino in uno stato di totale abbandono o sottoutilizzo strutturale.
Un bacino immobiliare dal valore teorico stimato in oltre 30 miliardi di euro, che invece di generare reddito produce costi passivi di manutenzione e custodia per centinaia di milioni ogni anno.
Lo sbocco per l’edilizia
Il recupero anche solo del 10% di questo patrimonio sbloccherebbe investimenti per oltre 15 miliardi di euro, fornendo ossigeno a un settore delle costruzioni che vede contrarsi i volumi del mercato residenziale privato.
Lo studio Cna-Nomisma punta a trasformare questa zavorra burocratica in una risorsa industriale, offrendo a governo ed enti locali una piattaforma per convertire volumi vuoti in housing sociale, botteghe artigiane e servizi di prossimità per i territori.
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