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Politica

La partita del campo largo si stringe su Conte e Schlein: Avs non ci sta

di Eleonora Manzo -

Da sinistra, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli, Elly Schlein, Nicola Fratoianni, Roberto Fico e Gaetano Manfredi durante la manifestazione del campo largo in piazza del Gesù, a Napoli, 8 luglio 2026. ANSA/CIRO FUSCO


Nelle ultime 48 ore nel campo largo è cresciuta una forte agitazione che si traduce nel timore di una costruzione a due dell’alternativa alla destra. Giuseppe Conte contro Elly Schlein, con tutti gli altri relegati in un angolo.

La lettura nasce da una percezione precisa che la dialettica interna all’opposizione stia scivolando verso una semplificazione che premia i due poli più forti, Pd e M5S, e comprime, invece, il ruolo delle altre componenti. Non è soltanto una questione di visibilità. In Avs si teme che il racconto della ‘sfida a due’ finisca per produrre effetti politici concreti, trasformando la pluralità del campo progressista in un sistema gerarchico, con due leader chiamati a decidere linea e perimetro e gli alleati ridotti a ratificare.
Da qui il nervosismo che attraversa il partito e che, in queste ore, viene affidato a colloqui interni, distinguo politici e a una crescente insofferenza verso un’impostazione considerata troppo stretta per reggere davvero il peso del campo largo.

Il metodo della coalizione e la mossa di Onorato

La questione riguarda anche il metodo. Se il centrosinistra vuole presentarsi come un’alternativa credibile di governo, non può limitarsi alla competizione tra personalità. La tenuta di una coalizione dipende dalla capacità di costruire un equilibrio tra leadership e contenuti, tra rappresentanza e programma.

In questo quadro si muove anche Onorato, che sta tentando di inserirsi nella partita approfittando della fluidità attuale. Il suo attivismo è il segnale di uno spazio ancora aperto, nel quale non si muovono soltanto i leader nazionali ma anche figure che puntano a pesare nel riassetto del fronte progressista.

L’operazione, almeno per ora, ha soprattutto un valore politico: mostra che il cantiere è ancora tutt’altro che chiuso e che attorno all’asse Conte-Schlein c’è chi prova a evitare una polarizzazione definitiva. A confermarlo c’è anche il botta e risposta con Carlo Calenda, accusato da Onorato di assumere un atteggiamento più ironico che costruttivo verso il centrosinistra, soprattutto nel momento in cui si tenta di tenere insieme posizioni diverse su un tema delicato come Kiev e la politica estera.

I numeri sui social e il rischio della sovranità limitata

Ma il punto politico, ormai, si intreccia anche con quello simbolico. Perché se il racconto pubblico del campo progressista tende a stringersi attorno a due nomi, i numeri contribuiscono a consolidare questa lettura. Giuseppe Conte, secondo un rapporto realizzato da Spin Factor per Adnkronos, risulta ora il leader del campo progressista più amato sui social: il presidente del Movimento 5 Stelle raccoglie un sentiment positivo del 32,2%, staccando Elly Schlein, che si ferma al 27,6%. Un dato che non fotografa un consenso elettorale in senso stretto, ma che segnala comunque un vantaggio reputazionale e di presa nell’arena digitale, cioè proprio nel luogo dove leadership e percezione pubblica si alimentano a vicenda.

È anche per questo che dentro Avs cresce la preoccupazione. Se alla semplificazione politica si aggiunge quella demoscopica e comunicativa, il rischio per i soggetti più piccoli è di essere sospinti sempre più ai margini. La partita, allora, non riguarda solo la competizione tra Conte e Schlein, ma la capacità dell’intero campo largo di non trasformarsi in una coalizione a sovranità limitata, nella quale il pluralismo viene evocato ma non praticato.

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