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iPhone Apple, “non è tutto ok”: la campagna scandalo

Fa discutere l'uso di un neonato. Ma i manifesti rimangono al loro post.

di Elizabeth Costello -


Scalpore a Milano per una campagna pubblicitaria dell’iPhone Apple: l’intervento della giornalista e femminista Marina Terragni, in qualità di Garante dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza del Comune di Milano.

Cosa è successo: i dettagli della vicenda

La pubblicità in questione fa parte del celebre format “Relax, it’s iPhone”, attivo almeno dal 2021 da anni per mostrare la resistenza fisica del dispositivo.

Nello spot e nei manifesti affissi in città, quello che è poco più di un neonato tiene in mano un iPhone sporcato con le dita impiastricciate di cibo. La traduzione italiana: “Tutto ok, è iPhone”.

La segnalazione e l’intervento della Garante

Marina Terragni ha ricevuto la segnalazione di una cittadina preoccupata per l’immagine trasmessa dalla cartellonistica. La critica principale riguarda l’uso dell’immagine del neonato associata all’uso di un telefono cellulare.

Il triplice alert

La Garante ha ora attivato tutti i principali organi di controllo.

Poiché il garante cittadino non possiede un potere sanzionatorio o d’imperio per rimuovere direttamente le affissioni dagli spazi pubblicitari, Terragni ha investito della questione tre soggetti chiave.:

L’AGCM, Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, chiamata in causa per verificare se la comunicazione commerciale possa configurarsi come pratica scorretta, aggressiva o ingannevole nell’uso della figura del minore per scopi di marketing.

L’AGCOM, Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, organo di vigilanza statale preposto anche alla tutela dei minori nei contenuti mediatici e audiovisivi.

Lo IAP, Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria, ente di autoregolamentazione della pubblicità in Italia.

Cosa potrà accadere adesso?

Il futuro delle affissioni sulle strade milanesi dipende dalle decisioni e dai tempi d’intervento delle autorità interpellate.

L’AGCM può avviare un’istruttoria per valutare se la rappresentazione incentivi condotte a rischio o sfrutti l’ingenuità dei minori, con il potere di comminare sanzioni pecuniarie o richiedere impegni correttivi al brand.

Il Comitato di Controllo dello IAP verificherà il rispetto dell’Articolo 11 del Codice di Autodisciplina (che vieta espressamente di raffigurare minori in situazioni di pericolo o di indurre comportamenti rischiosi). In caso di violazione, può emettere un’ingiunzione di desistenza per bloccare la campagna.

Perché il manifesto resta al suo posto?

Fino all’eventuale adozione di un provvedimento cautelare d’urgenza o di un’ordinanza di sospensione, la pubblicità continua a rimanere regolarmente affissa.

Un dibattito aperto sulla tutela dei minori

La vicenda riporta alla luce il nodo dei tempi di reazione della vigilanza. Mentre i cicli delle campagne pubblicitarie urbane durano poche settimane, i procedimenti d’esame delle autorità richiedono tempi tecnici più complessi.

Una disparità temporale che alimenta la sensazione che la strada verso regole e tutele davvero efficaci e tempestive per i minori sia ancora lunga.


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