Come cambia il diritto tributario, tra sanzioni diverse e regole Ue
Milano, 22 set. (askanews) – Diritto tributario, diritti dell’uomo, sanzioni diverse in rapporto alle legislazioni nazionali o a quelle comunitarie o a semplici modifiche delle leggi. Ci sono molti aspetti di queste materie che entrano anche nella vita quotidiana delle imprese e delle persone e per fare il punto su alcuni aspetti abbiamo incontrato un esperto di uno studio legale e tributario indipendente di Roma.
“Se entra il vigore una legge che prevede una punizione più lieve di quella in vigore al momento in cui sono stati commessi i fatti – ha spiegato ad askanews l’avvocato Vittorio Giordano, Founding partner dello Studio Giordano Merolle – un’intuibile ragione di giustizia fa sì che si applichi sempre quella più lieve. Nel 2024 le sanzioni tributarie sono state riformate in senso molto più lieve. Faccio un esempio: nel caso di infedele dichiarazione, mentre prima veniva punita con una sanzione compresa in un forbice tra il 90 e il 180% dell’imposta evasa, dal 2024 è punita con una sanzione fissa del 70%. Il decreto che ha introdotto questa riforma tuttavia, ha previsto che questa nuova misura più lieve si vada ad applicare sui fatti commessi dal 1 settembre 2024 e questo per una ragione di gettito fiscale”.
Il quadro, come si vede, è articolato e non sempre è possibile stabilire se il diritto comunitario debba prevalere su quello degli Stati. E il tema del confronto con le norme europee è spesso un terreno incerto, che può a volte necessitare di un contenzioso. “Ci sono alcuni ambiti, in particolare nelle materie delle imposte dirette, ad esempio l’IVA – ha aggiunto il legale – dove la normativa italiana è sotto ordinata, in un certo senso, rispetto alla normativa dell’Unione Europea. Anche il diritto dell’Unione Europea conosce la regola della retroattività della sanzione più lievi e con i giudici di merito delle istanze inferiori alla Cassazione, mi riferisco in particolare alle Corti di giustizia di Roma, di Milano e di Terni, hanno evidenziato come in materia di IVA ad esempio, questa giustificazione adotta dal governo non possa impedire l’applicazione del più favorevole diritto dell’unione”.
Ma c’è un altro aspetto interessante nel discorso dell’avvocato: l’evoluzione stessa delle leggi in materia. “Il diritto tributario che nasceva come un diritto in cui l’autorità pubblica aveva un peso anche nel processo di gran lunga preponderante rispetto a quello del contribuente, alle sue possibilità di difesa – ha concluso Vittorio Giordano – sta da qualche anno a questa parte conoscendo una notevole evoluzione sotto il profilo delle garanzie del contribuente. Forse fra tutte le corti che sono coinvolte: la Corte di Cassazione, la Corte di Costruzione, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea, fosse una parola, non dico definitiva, ma sicuramente di peso importante, lo avrà la Corte Europea dei diritti dell’uomo”.
Allargare la prospettiva di questi diritti fondamentali anche all’ambito fiscale potrebbe essere una svolta significativa, anche per trasmettere ai cittadini un messaggio di maggiore attenzione a temi che hanno un impatto importante nella vita reale di tutti.
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