Danimarca al voto: l’intelligence teme l’influenza di Russia e Usa
I danesi si recheranno alle urne in un contesto di forti tensioni geopolitiche
epa10495585 Danish Prime Minister Mette Fredriksen speaks to the media after a meeting in Folketinget at Christiansborg in Copenhagen, Denmark, 28 February 2023. Danish lawmakers voted on 28 February to cancel the national holiday Great Prayer Day in order to boost the country's military's spending. EPA/Liselotte Sabroe DENMARK OUT
Si terranno il 24 marzo le elezioni legislative in Danimarca. “Sapete quali sono le mie posizioni. Se sarò il vostro primo ministro, dipenderà dalla forza del mandato che darete ai Socialdemocratici”, ha detto davanti al Folketing (il Parlamento danese) la premier Mette Frederiksen.
I potenziali fattori di rischio per Copenaghen
I servizi di intelligence danesi hanno evidenziato il rischio di possibili ingerenze straniere in vista delle legislative anticipate, indette in “un contesto di crescente competizione tra grandi potenze”. Copenaghen è un obiettivo prioritario delle attività di influenza russe, in gran parte a causa del suo sostegno all’Ucraina – che prevede la produzione di armi per Kiev sul proprio territorio oltre ai pacchetti di aiuti militari a Zelensky – si legge in una dichiarazione congiunta del servizio di intelligence della polizia danese (Pet) e dell’intelligence militare (Fe). Il Paese scandinavo potrebbe essere oggetto di campagne di disinformazione e di attacchi informatici.
Russia ma non solo
“La minaccia di ingerenza nei confronti della Danimarca proviene principalmente dalla Russia, ma può anche derivare da altri attori statali. Le attività di influenza possono avere l’obiettivo di creare divisioni, influenzare il dibattito pubblico o colpire candidati, partiti o programmi politici specifici”, hanno sottolineato i servizi di intelligence nella nota.
I danesi si recheranno alle urne in un contesto di forti tensioni geopolitiche. “Il desiderio espresso dagli Stati Uniti di prendere possesso della Groenlandia ha portato alla diffusione di disinformazione riguardante il Regno di Danimarca, il che potrebbe creare incertezze” in vista del voto, secondo Pet e Fe. Inoltre, “l’attenzione rivolta dagli Stati Uniti al Regno ha anche creato nuove linee di frattura internazionali che Stati stranieri come la Russia e la Cina potrebbero sfruttare a fini di influenza”.
Il dossier Groenlandia
La scelta della premier di convocarle in questo momento non è casuale. La popolarità della leader socialdemocratica Mette Frederiksen, in calo nei mesi scorsi, è tornata a crescere grazie alla sua gestione ferma della crisi legata alla Groenlandia, rivendicata da Donald Trump. La premier ha ribadito con forza che il territorio autonomo danese non è in vendita.
Da un recente sondaggio pubblicato dall’emittente Tv2, è emerso che il 21% degli elettori intende votare per i socialdemocratici. Il partito aveva registrato una forte flessione alle municipali dello scorso anno, perdendo quasi la metà dei comuni che amministrava, compresa la capitale Copenaghen, dopo oltre 100 anni di dominio politico.
Botta e risposta Poulsen-Trump
Recentemente, il ministro della Difesa danese, Troels Lund Poulsen, ha replicato in maniera dura a Trump, dopo che il tycoon su Truth ha annunciato l’invio di una nave ospedale in Groenlandia “per assistere le molte persone malate che lì non hanno assistenza”. “La popolazione della Groenlandia riceve l’assistenza sanitaria di cui ha bisogno. La riceve sia in Groenlandia, sia, in caso di cure specialistiche, in Danimarca”, ha puntualizzato Poulsen.
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