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Esteri

Elicottero precipitato in Bosnia, cos’è la missione EUFOR e cosa fa l’Italia

Presenti sul territorio 199 militari italiani, impegnati nel mantenimento della sicurezza e nel supporto alle forze armate locali

di Flavia Romani -


Un elicottero italiano CH-47 impegnato nell’operazione europea è precipitato nell’area di Brčko. Il velivolo fa parte della missione EUFOR: dal 21 gennaio al comando il generale Maurizio Fronda. Sul terreno circa 199 militari italiani, impegnati nel mantenimento della sicurezza e nel supporto alle forze armate locali

Un elicottero CH-47 dell’Esercito italiano, impegnato nella missione europea EUFOR Althea in Bosnia-Erzegovina, è precipitato nel pomeriggio di giovedì 29 ottobre nell’area di Brčko (clicca qui per seguire gli aggiornamenti). Mentre proseguono le verifiche sulle persone a bordo e sulle loro condizioni, l’episodio richiama l’attenzione sulla presenza militare italiana nei Balcani e sul ruolo che il nostro Paese ricopre nell’operazione dell’Unione europea.

Dal 21 gennaio 2026, infatti, l’Italia è alla guida della missione: il generale di divisione dell’Esercito Maurizio Fronda ha assunto il comando della forza multinazionale, con sede a Camp Butmir, a Sarajevo. Un incarico che colloca il nostro Paese al vertice della struttura operativa europea incaricata di contribuire alla stabilità della Bosnia-Erzegovina.

Che cos’è EUFOR Althea

Avviata il 2 dicembre 2004, EUFOR Althea è l’operazione militare dell’Unione europea in Bosnia-Erzegovina. La missione è stata istituita per raccogliere il testimone della precedente forza di stabilizzazione della Nato, la SFOR, e opera nel quadro delle risoluzioni delle Nazioni Unite e degli accordi di pace di Dayton del 1995.

Il suo obiettivo principale è contribuire al mantenimento di un ambiente sicuro e protetto, prevenendo il rischio di nuove tensioni e di una ripresa delle ostilità in un Paese segnato dalla guerra degli anni Novanta. Accanto alla funzione di deterrenza, la missione sostiene lo sviluppo delle capacità delle Forze armate bosniache attraverso attività di addestramento e cooperazione.

Il lavoro non si svolge soltanto nelle sedi di comando. Una parte importante dell’attività consiste nel monitoraggio del territorio e nei rapporti con le autorità e le comunità locali, per individuare tempestivamente eventuali segnali di instabilità.

Il contingente italiano: uomini e mezzi

Il contributo nazionale comprende personale militare inserito nello staff del quartier generale di Sarajevo, unità operative e assetti di supporto. Secondo i dati pubblicati dal ministero della Difesa per il contributo italiano alla missione, il contingente è quantificato in circa 199 militari, con 44 mezzi terrestri e un mezzo aereo.

Dal gennaio 2026 l’Italia assicura anche il comando del Battaglione multinazionale e contribuisce alle attività operative con una compagnia di fanteria, affidata al 3° Reggimento Bersaglieri per il 2026. È inoltre presente una componente dell’Aviazione dell’Esercito, fornita dal 4° Reggimento Aviazione dell’Esercito “Altair”, con elicotteri multiruolo AB-205 e da trasporto CH-47F.

Sono proprio questi ultimi velivoli, appartenenti alla famiglia dei Chinook, a essere impiegati per il trasporto di personale e materiali. Il modello coinvolto nell’incidente di Brčko è stato identificato nelle prime notizie come un CH-47 italiano, ma le circostanze della caduta restano da chiarire.

Il lavoro sul territorio e le squadre di collegamento

Tra gli strumenti utilizzati dalla missione ci sono i Liaison and Observation Teams, conosciuti con la sigla LOT. Si tratta di squadre di collegamento e osservazione dislocate in diverse località della Bosnia-Erzegovina, con il compito di mantenere contatti diretti con la popolazione e le istituzioni locali.

L’Italia contribuisce a questa rete anche attraverso una struttura a Drvar, dove opera personale dell’Arma dei Carabinieri. La presenza sul territorio consente di raccogliere informazioni, comprendere le dinamiche locali e segnalare eventuali criticità al comando della missione.

Accanto alle attività ordinarie, EUFOR può contare su capacità di rinforzo e su esercitazioni periodiche per verificare la rapidità di risposta in caso di deterioramento del quadro di sicurezza. In queste occasioni possono essere schierati temporaneamente ulteriori militari e mezzi, anche dall’Italia.


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