Il moralismo smemorato di Silvestri: il M5S nato in una Srl oggi interroga Tajani
Francesco Silvestri (M5S) attacca Tajani per l'incontro con i Berlusconi, ma dimentica che il Movimento 5 stelle è nato e cresciuto tra i server della Casaleggio Srl.
Il Movimento 5 Stelle non perde il vizio. Quando la politica vera scotta, i grillini rispolverano il logoro canovaccio del sospetto e puntano il dito contro il “nemico” di turno. Questa volta nel mirino c’è finito Antonio Tajani, colpevole di essersi presentato a Cologno Monzese per un colloquio con Marina e Pier Silvio Berlusconi. Un peccato mortale per Francesco Silvestri, capogruppo M5S alla Camera, che si è affrettato a depositare un’interrogazione parlamentare dai toni quasi inquisitori, condita dal solito moralismo a targhe alterne.
L’attacco frontale di Silvestri
Silvestri non ci gira intorno e spara a zero, chiedendo conto di ogni passo del Vicepremier: “Vogliamo sapere da Giorgia Meloni e da Tajani cosa è andato a fare il ministro degli Esteri nella sede di Mediaset per parlare con Marina e Pier Silvio Berlusconi? E per questo ho depositato un’interrogazione. Possibile che con una guerra in corso Tajani non avesse altre priorità?”.
Ma il capogruppo pentastellato va oltre, entrando nel merito della grammatica istituzionale secondo il suo particolare codice: “Tajani non è solo il ministro degli Esteri, ma anche un vicepresidente del Consiglio ed è assolutamente improprio che si sia recato a parlare di temi nazionali e internazionali con i proprietari di un’azienda privata. Tra l’altro ci chiediamo: Tajani ha usato questa occasione anche per parlare del tema degli extraprofitti bancari tanto cari ai Berlusconi? Attendiamo risposte”. Un atto d’accusa che vorrebbe dipingere un Governo “a rapporto” dai privati, ma che finisce per rivelarsi un clamoroso autogol di chi ha la memoria decisamente troppo corta.
Memorie di una Srl milanese
Sentire Silvestri che pontifica sulla separazione tra pubblico e privato e sull’inopportunità di frequentare sedi aziendali fa sorridere. Il deputato grillino sembra aver rimosso con un colpo di spugna la genesi stessa del partito di cui fa parte. Il Movimento 5 Stelle non è nato nelle piazze della democrazia diretta, ma è stato concepito, svezzato e teleguidato tra le scrivanie della Casaleggio & Associati.
Per anni, la linea politica dei parlamentari a Cinque Stelle, le loro votazioni sulla piattaforma “aziendale” e persino le espulsioni dei dissenzienti sono state decise in un ufficio privato a Milano. All’epoca dell’egemonia del duo Grillo-Casaleggio, la democrazia passava dai server di una srl che deteneva chiavi, codici e destini della prima forza politica italiana. Una commistione tra interessi privati di un’azienda di comunicazione e gestione della cosa pubblica che Silvestri e compagni hanno digerito per un decennio senza battere ciglio. Se oggi Tajani incontra i figli del fondatore del suo partito alla luce del sole, il M5S per anni ha preso la linea da un’impresa privata che decideva vita e morte politica degli eletti con un clic.
Il rinnovamento della Destra liberale
Mentre Silvestri agita lo spettro degli extraprofitti bancari per guadagnare un titolo di agenzia, ignora che Forza Italia sta affrontando un percorso di rinnovamento che è tutto politico e interno alla coalizione. Non si tratta di cercare patenti di “moderatismo” per piacere a sinistra, ma di ribadire la propria identità di Destra liberale in un quadro di Governo solido. Il partito sta faticosamente costruendo una struttura capace di sopravvivere alla scomparsa del Cavaliere, mantenendo fermi i suoi capisaldi: la difesa dell’impresa, del mercato e di quel mondo produttivo.
L’incontro di Cologno Monzese rientra perfettamente in questa dinamica di assestamento di un’area che non ha alcuna intenzione di rinnegare le proprie radici. Ma al M5S la realtà dei fatti non interessa; serve il “mostro” da sbattere in prima pagina per coprire il proprio vuoto di contenuti. Prima di chiedere conto dei caffè e dei colloqui altrui, Silvestri farebbe bene a rileggersi la storia del suo Movimento: un’azienda privata che si è fatta partito per occupare le istituzioni. Forse, dopo, gli passerebbe la voglia di fare il censore.
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