L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Editoriale

Garlasco: la “fiaba nera” tra Propp, tribunali e narcisismi mediatici

di Laura Tecce -


Avete presente le fiabe che ci leggevano da piccoli? Le fiction tv sono la versione moderna, pop, e paradossalmente vi sono casi di cronaca nera reali narrati come se fossero storie dei Fratelli Grimm: il
riferimento è a Garlasco, o meglio al suo raccolto mediatico. Se applicassimo lo schema dell’antropologo russo Vladimir Propp, padre della morfologia narrativa, ci accorgeremmo che il delitto di Chiara Poggi non viene trattato come un cold case giudiziario ma come un feuilleton a puntate.

Propp ha stabilito che ogni racconto ha ruoli fissi: la Vittima, l’Antagonista, l’Aiutante, il Cattivo, l’Eroe che
ristabilisce l’ordine. Alberto Stasi, in questa rappresentazione, è stato per anni il Cattivo, il volto del colpevole perfetto: freddo, distaccato, poco empatico. Ma la dinamica proppiana vive di ribaltamenti e proprio in questi giorni la narrazione ha subito un colpo di scena: Andrea Sempio, convocato in Procura a Pavia con un capo d’imputazione che lo indica come l’unico assassino e con un movente che parla di rifiuto e crudeltà, fa il suo ingresso come nuovo Antagonista.

E l’Eroe? Il procuratore capo Napoleone, che riattiva il racconto e promette la Verità. Una macchina mediatica perfetta: opinionisti, criminologi, avvocati, giornalisti – e giornaliste onnipresenti delle quali in precedenza si ignoravano ruolo ed esistenza – presidiano ogni fascia oraria in un flusso continuo che poco ha a che fare con l’informazione e molto con l’intrattenimento. Questi personaggi non chiariscono, insinuano. Non raccontano, si esibiscono. Alimentano tensione e, soprattutto nutrono il proprio ipertrofico ego. Il risultato è un cortocircuito, il telespettatore diventa giudice popolare e i social amplificano tutto: “fiorellino73” e “cettina64” si improvvisano pm, emettono sentenze, costruiscono colpevoli.

Ognuno ha la sua verità, in un crescendo di insulti e tifo da stadio eccessivo e urticante. Una deriva che non ci meritavamo.


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