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Esteri

Attacco Houthi, 45 morti: il piano di conquista dello Yemen

Puntano a sfruttare il momento di massima tensione mediorientale e intendono completare la conquista delle aree ricche di idrocarburi nel centro-est del Paese

di Dave Hill Cirio -


Yemen, l’offensiva Houthi svela il piano di Sana’a: oltre le navi nel Mar Rosso, la guerra per il controllo del Paese.

Attacco Houthi: 45 morti

L’attacco registrato nelle province strategiche di Marib e Hadramout, che secondo fonti militari citate da Al-Arabiya ha provocato la morte di almeno 45 soldati delle forze governative yemenite, segna una svolta cruciale nell’agenda militare di Ansar Allah.

L’attenzione globale, finora, a lungo focalizzata sugli attacchi alle navi commerciali e alle petroliere nei pressi dello stretto di Bab al-Mandeb e nel Mar Rosso.

Ora, sul terreno interno yemenita, il gruppo sciita filo-iraniano ha avviato una pesante ed elaborata campagna terrestre di rioccupazione.

La mappa dell’attacco: la caccia alle risorse energetiche

L’asse su cui si sono concentrati i raid non è casuale e risponde a precise logiche economico-militari ed etnico-territoriali.

Marib, nodo energetico: l’ultimo grande bastione del governo

Ricca di giacimenti di petrolio e gas, Marib è da anni l’obiettivo principale degli Houthi. Conquistarla significherebbe sia piegare la tenuta economica del governo di Aden, sia garantirsi l’autonomia energetica e finanziaria.

Hadramout, provincia orientale, è zona storicamente lontana dagli scontri diretti e ricca di risorse idrocarburiche.

L’offensiva Houthi con droni e incursioni attacca quest’area.

Gli agguati alle formazioni governative e alle forze locali come le Nation’s Shield Forces evidenziano la capacità del gruppo di proiettare la propria minaccia ben oltre i propri confini storici di controllo.

Perché ora? La rottura formale della tregua e il ruolo di Teheran

Gli analisti della regione e le emittenti mediorientali collegano questa improvvisa escalation interna a tre fattori principali.

Il collasso definitivo della de-escalation con Riad

La tacita tregua tenuta dal 2022 si è incrinata nel corso di questa estate. L’imposizione da parte Houthi di un blocco navale verso i porti sauditi e i recenti attacchi con droni su target infrastrutturali nell’area di Jazan e Yanbu hanno fatto saltare i canali negoziali diplomatici condotti dall’Arabia Saudita.

La saturazione delle difese avversarie

Gli Houthi sfruttano la frammentazione interna. Il fronte governativo è diviso tra le forze lealiste, il Consiglio di Transizione del Sud – STC – e le truppe locali finanziate dai Paesi del Golfo. Gli Houthi hanno sferrato attacchi coordinati con droni kamikaze, colpi di mortaio e tiratori scelti.

La pressione strategica sull’asse regionale

L’escalation in Yemen è strettamente collegata alla dinamica più ampia dell’Asse della Resistenza legato all’Iran.

Incrementare la pressione sui fronti interni yemeniti consente a Sana’a di mostrare una totale capacità di destabilizzazione a tutto campo. E ostacola le rotte commerciali via terra minacciando direttamente gli interessi sauditi ed emiratini.

Le prospettive del conflitto

Il bilancio di 45 morti nell’attacco su Marib e Hadramout e l’abbattimento di droni Houthi sui cieli di Marib confermano che lo Yemen è scivolato nuovamente in uno stato di guerra aperta su vasta scala.

La speranza tramontata

La speranza di convertire la tregua del 2022 in una “road map” di pace definitiva è tramontata. Gli Houthi puntano a sfruttare il momento di massima tensione mediorientale. Intendono completare la conquista delle aree ricche di idrocarburi nel centro-est dello Yemen. E vogliono imporre alla comunità internazionale un nuovo fatto compiuto sul terreno.

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