Attualità

In Giustizia – Caivano: bambini spezzati

di Redazione -


Rubrica In Giustizia – Caivano: bambini spezzati

di ELISABETTA ALDROVANDI

Caivano, un comune di circa 35.800 abitanti in provincia di Napoli, conosciuto alle cronache nazionali e non solo per i suoi ripetuti episodi di criminalità. In particolare, la zona intorno al Parco Verde, in cui abitano 6.000 persone, è costellata di edifici popolari al limite della fatiscenza, sorti come funghi all’indomani del terremoto dell’Irpinia, quando il governo, stanziando extra bilancio ben millecinquecento miliardi di vecchie lire, finanziò la costruzione in Meridione di alloggi per i 280.000 sfollati, dando vita a una delle più grandi e gravi speculazioni edilizie dall’Unità d’Italia.
Non era necessario munirsi di una sfera di cristallo per prevedere che, in breve tempo, quel quartiere si sarebbe trasformato in un posto pullulante di delinquenza, mischiata a tante persone che, tra enormi difficoltà quotidiane, combattono per vivere onestamente. Purtroppo, il male richiama il male, e così il Parco Verde di Caivano è, da anni, uno dei centri più rinomati in Europa per lo spaccio di droga. Vengono dall’estero per rifornirsi di ogni genere di sostanza, e chi prova a ripulire i giardini pubblici raccoglie anche 650 siringhe al giorno. Numeri da far rabbrividire ma che rendono l’idea del contesto di profondo degrado in cui tante famiglie, spesso con bambini, sono costrette a sopravvivere. Non a caso, una serie di perquisizioni effettuate in queste ore da ben 400 agenti delle forze dell’ordine, dopo che un uomo era stato gambizzato nel corso di una sparatoria, hanno permesso di sequestrare oltre 30.000 euro in contanti trovati in una borsa.
D’altronde, la zona per Parco non è nuova a episodi di aggressioni, violenze, estorsioni, e l’incedere sempre più presente della camorra rende la vita, per chi vuole rispettare le regole, un atto di eroismo quotidiano. Nel 2014 fece scalpore l’omicidio della piccola Fortuna, la bambina di sei anni gettata dall’ottavo piano dopo che si era ribellata agli ennesimi abusi sessuali e maltrattamenti di ogni tipo da parte di Raimondo Caputo, condannato all’ergastolo per violenza sessuale e omicidio. Come tantissimi altri abusi e maltrattamenti si scoprirono dopo quell’orribile omicidio, ma su cui, col tempo, si stese un velo di terribile silenzio.
Poche settimane fa, un’altra orribile notizia ha macchiato la reputazione di quel luogo: il presunto stupro di due bimbe di 10 e 12 anni, che pare siano già state violentate chissà quante volte. I probabili colpevoli sono quasi tutti minorenni anch’essi, molti addirittura infra quattordicenni. Un fatto gravissimo che ha scoperchiato un vaso il cui contenuto era noto ma che si fingeva di ignorare: ossia, tanti bambini che vivono in famiglie degradate, dove regna l’illegalità e dove il rispetto delle regole, prima fra tutte quella di andare a scuola, è un concetto sconosciuto e irriso. Ora, dopo gli ultimi fatti, si invoca lo “Stato”. Un sindaco e assessori ci sono, c’è la polizia municipale, ci sono i servizi sociali e le forze dell’ordine.
Ma che potere hanno le istituzioni se il male è dentro le case, si respira nell’aria, fa parte del vivere quotidiano? Come si costringe qualcuno al rispetto delle leggi se quelle leggi comportano obblighi e doveri su cui quel qualcuno sputa ogni giorno, perché in una settimana di spaccio, furti e rapine guadagna tanto quanto un lavoratore onesto guadagna in un anno?
Lo Stato nulla può, se non militarizzando l’intera zona e controllando a vista i minori di quelle famiglie evidentemente incapaci, per limiti culturali o per manifesta volontà, di crescerli nel rispetto delle norme sulla convivenza civile. Ognuno di noi è lo Stato. E viverlo come qualcosa di altro da sé, è l’errore di fondo e comune che commettono in tanti. Ed è il modo più facile per consentire a chi odia le regole, di violarle.


Torna alle notizie in home