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Salute

Intervista a Mariastella Giorlandino: “La salute dei cittadini non può essere terreno di scontro politico”

di Laura Tecce -


La sanità è il vero banco di prova della credibilità delle istituzioni. È da questa considerazione che prende avvio la conversazione con Mariastella Giorlandino, imprenditrice della sanità privata e presidente della Fondazione Artemisia. Dalle liste d’attesa al ruolo del privato, dalla prevenzione alle nuove tecnologie: un confronto sui nodi che oggi mettono sotto pressione il sistema sanitario italiano e sulle risposte che cittadini e operatori si attendono dalla politica.

Dottoressa Giorlandino, in Italia il dibattito tra sanità pubblica e sanità privata è spesso ideologico. Secondo lei qual è il contributo che il privato può dare oggi per ridurre liste d’attesa e garantire cure più rapide ai cittadini?

“La ringrazio di queste domande che mi danno l’occasione di rappresentare con chiarezza la verità ai cittadini italiani, in modo da non farsi raggirare da meri slogan politici che spesso non risolvono il problema della sanità italiana. La sanità dovrebbe restare fuori dalla politica perché rappresenta la salute dei cittadini italiani. L’attuale Governo ha operato un taglio del 60% ai rimborsi previsti per le strutture sanitarie pubbliche e per quelle private accreditate, che erano ferme da 26 anni, e nonostante i 3 giudizi dinanzi al TAR vinti per ripristinare i giusti rimborsi, ancora il Ministero della Salute non procede a ripristinare un tariffario adeguato all’attuale costo della vita per garantire l’abbattimento delle liste di attesa.

A mio avviso, per garantire cure più rapide bisogna applicare un giusto rapporto tra qualità e prezzo, perché solo con tariffe adeguate è possibile garantire la qualità del servizio e una vera ‘medicina del territorio’, che significa garantire percorsi chiari e mirati, prendendo in carico il paziente ed accompagnandolo fino alla risoluzione del problema, evitando scorciatoie come le farmacie dei servizi, che sono prive dei 420 requisiti imposti alle strutture pubbliche e private accreditate”.

La sanità è uno dei temi che più incidono sulla fiducia dei cittadini nelle istituzioni. Che cosa dovrebbe fare la politica, al di là degli annunci, per restituire questa fiducia?

“La sanità dovrebbe garantire il futuro dei bambini, dei giovani e degli anziani, eppure in questo momento il Ministero della Salute sembra debole e fallace. C’è una grande confusione, sia strutturale che organizzativa. Non viene chiarito il concetto basilare che la sanità privata accreditata garantisce un reale servizio pubblico. Per intenderci, la sanità privata accreditata è rappresentata dall’Ospedale Gemelli, mentre la sanità pubblica è il Policlinico Umberto I. I rimborsi per la sanità privata accreditata sono gli stessi di quelli per la sanità pubblica, solo che nella sanità privata accreditata il disavanzo economico viene sopportato dall’imprenditore, mentre in quella pubblica viene ripianata da noi cittadini italiani. Purtroppo i costi non servono per retribuire i nostri medici, che sono i migliori del mondo, ma restano nei meandri delle organizzazioni all’interno degli ospedali pubblici”.

Prevenzione: un termine che tutti utilizzano, ma che spesso resta solo uno slogan. Quali sono oggi le emergenze sanitarie più sottovalutate dagli italiani e su cui sarebbe necessario investire maggiormente?

“Purtroppo sì, la parola ‘prevenzione’ viene usata solo come slogan ma non viene fatto nulla per garantire i percorsi diagnostici necessari per fare una prevenzione effettiva. Io, come Presidente della Fondazione Artemisia e grazie all’ausilio dei miei centri clinici diagnostici Artemisia Lab organizzo giornate di prevenzione gratuite proprio per sensibilizzare la popolazione all’importanza della prevenzione e per garantire cure alle fasce più deboli della popolazione, addirittura ci sono persone che vengono da 200 Km di distanza per un semplice PAP Test. Il tutto in autofinanziamento e con la mia equipe medica che opera gratuitamente. Non basta solo investire, ma servirebbe anche chiarezza nelle informazioni. I fondi per la sanità sono stati stanziati, ma ancora il Ministero della Salute non procede all’adeguamento del nomenclatore tariffario per ripianare i tagli ai rimborsi del 50% su tariffe ferme da 26 anni. Bisogna urlare a gran voce”

Negli ultimi mesi lei ha richiamato l’attenzione anche sull’impatto dell’intelligenza artificiale e delle nuove tecnologie sul lavoro e sulle giovani generazioni…

“L’intelligenza artificiale sta sostituendo la forza lavorativa umana. Dalla Cina stanno arrivando i robot capaci di sostituire il personale all’interno degli ospedali e delle cliniche. Cosa faranno i nostri ragazzi? Con che cuore potremo licenziare il nostro personale di segreteria che verrà sostituito dall’intelligenza artificiale? Ho lanciato un allarme soprattutto per i giovani perché bisogna pensare anche alle nuove generazioni”

Attraverso la Fondazione Artemisia vi occupate da anni di sostegno alle donne vittime di violenza e stalking. Cosa manca ancora alle istituzioni per garantire una tutela davvero efficace?

“Con la mia Fondazione Artemisia ci occupiamo di tutti i problemi sociali. Nell’ambito della formazione dei giovani nelle scuole abbiamo siglato un Protocollo d’Intesa con il Ministro Valditara. Inoltre, assistiamo gratuitamente le donne vittime di violenza, per cui abbiamo siglato un Protocollo d’Intesa con la Polizia di Stato. Ed ancora, siamo attivi per fornire tutela contro lo stalking, mobbing e bullismo e lo facciamo in autofinanziamento, con l’ausilio dei centri della Rete Artemisia Lab. Abbiamo pure un numero verde attivo 24 ore su 24, 7 giorni su 7, per dare fornire assistenza gratuita alle vittime di violenza.

Le Istituzioni dovrebbero intervenire sull’utilizzo dei social, che insieme all’intelligenza artificiale e alle droghe di abuso stanno diventando il vero problema delle nuove generazioni, perché modificano le loro sinapsi creando emotività e visione distorta della realtà. I giovani sono sempre più deboli perché privi dell’affettività familiare, in mancanza di una presenza effettiva dei genitori, che sono troppo presi dal lavoro o dalle difficoltà economiche, i ragazzi di oggi trovano conforto nel branco. Bisogna invertire velocemente rotta, altrimenti non ci sarà via d’uscita per il futuro delle nuove generazioni”

Se dovesse indicare una battaglia che vorrebbe lasciare come eredità del suo percorso professionale e sociale, quale sceglierebbe?

“Ritengo che per poter cambiare questa situazione occorre partire dall’educazione e dalla formazione nelle scuole medie, per educare i giovani grazie alla collaborazione delle famiglie per contrastare la dilagante cultura della sopraffazione del più debole e della logica del branco. Il branco guida pensieri, azioni e atti di violenza. La battaglia che dobbiamo fare per lasciare una società migliore, come dico sempre a mio figlio Fabio Massimo, è la tutela dei deboli e dei soggetti più fragili. Come diceva mio padre Giuseppe, chiunque può finire dall’altra parte della ruota e solo se si protegge la morale ed il rispetto umano si può sognare una società migliore nella quale far crescere i nostri figli. Questo è il mio progetto di vita: lasciare qualcosa di buono per chi è meno fortunato per poter vivere una vita migliore”.

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