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Politica

La fedeltà si misura al buio

La nuova legge elettorale e la fedeltà di chi non si è tirato indietro, contro chi si è dimostrato "infedele"

di Alberto Filippi -


Procediamo con ordine, come si conviene quando si vuole ragionare e non urlare.

Dopo il voto sulla nuova legge elettorale, i sondaggisti hanno notato che, ai numeri attuali, il centrodestra potrebbe vincere solo con l’apporto di Futuro Nazionale. La replica di Palazzo Chigi è che un’alleanza oggi non è possibile, perché il generale Vannacci non offrirebbe garanzie di fedeltà: in aula vota spesso con le opposizioni e ha lasciato la Lega per fondare un proprio partito.

Prendiamo per buono il criterio e applichiamolo con rigore. Che cos’è la fedeltà? Non è ciò che si dichiara davanti a un microfono. Nella vita di coppia come in politica, una persona è fedele quando nessuno la sorveglia. Il voto palese misura l’obbedienza, quello segreto misura la lealtà.

La nuova legge elettorale

Alla Camera, sulla legge elettorale, il voto segreto ha fatto proprio questo: ha mostrato i numeri reali. E i numeri raccontano che i franchi tiratori, secondo la stampa, arrivavano in gran parte da Forza Italia e in parte dalla Lega, cioè da forze che siedono al governo. Futuro Nazionale, che al governo non ha nemmeno un posto, ha votato come aveva dichiarato. Il suo comportamento è stato coerente con le parole, con il programma e, in quell’occasione, con la maggioranza.

La domanda quindi è semplice: chi è, in questa vicenda, la forza infedele? Chi ha tradito al riparo dell’anonimato, o chi ha mantenuto la parola quando poteva non farlo? La risposta mi pare fin troppo facile.

Il secondo ragionamento

Resta l’obiezione sui voti insieme alle opposizioni. Rispondo con un secondo ragionamento. Una forza che non fa parte della maggioranza, non ha firmato alcun patto e si dichiara disponibile a votare in coscienza i provvedimenti, a condizione che si rispetti la democrazia parlamentare, ha proposto emendamenti migliorativi. Se questi vengono sistematicamente respinti, senza nemmeno un esame nel merito, perché mai dovrebbe votare a favore del testo finale? Il criterio giusto è allora il voto discordante in aula, oppure la chiusura preventiva che l’ha causato? Un rapporto in cui una parte tende la mano e l’altra la respinge ogni volta non può poi lamentarsi di non essere corrisposta.

Non scrivo per assegnare torti e ragioni. Scrivo da uomo di Destra che tra poco più di un anno non vuole ritrovarsi dall’altra parte del tavolo. Non voglio i sassi di Bonelli appoggiati sulle scrivanie del governo. Non voglio i sostenitori della Salis che rendono normale l’idea dell’esproprio proletario su una casa di proprietà.

Non voglio un nuovo fiume di denaro pubblico sul modello del 110%, di quota 100, delle mascherine inservibili, dei banchi a rotelle, del reddito di cittadinanza percepito anche da chi poteva lavorare.

Non voglio la prospettiva di richiudere un intero Paese ai domiciliari per un’influenza, con l’obbligo vaccinale e una gestione del Covid che oggi le commissioni competenti stanno passando al setaccio, facendo emergere situazioni quantomeno imbarazzanti. E non voglio una sinistra guidata da una segretaria che non sempre si riesce a capire, e da una schiera di comprimari che le cose serie evidentemente non le ha ancora comprese. Questo scenario mi preoccupa davvero.

Il mio auspicio

Per questo il mio auspicio è che la Destra smetta di consumarsi in litigi che sono pura tattica. Dimostri di avere una spina dorsale. Dimostri di saper governare per il Paese e non per le correnti. Dimostri, soprattutto, di saper fare ciò che dice perché usando una frase del Manzoni modificata per l’occasione: questo matrimonio sa da fare!

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