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Esteri

Pressioni diplomatiche dei Paesi del Golfo per scongiurare un intervento militare in Iran

di Lino Sasso -


Arabia Saudita, Oman e Qatar stanno intensificando una discreta ma significativa azione diplomatica per convincere l’amministrazione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump a evitare un intervento militare in Iran. Secondo quanto riferito dal Wall Street Journal, funzionari di diversi Paesi del Golfo avrebbero avvertito Washington dei rischi regionali ed economici legati a un’azione armata contro la Repubblica islamica. In pubblico, le monarchie del Golfo mantengono un profilo prudente. Mentre in Iran le proteste contro il regime si estendono e le organizzazioni per i diritti umani denunciano una repressione sanguinosa. Dietro le quinte, tuttavia, Riad, Mascate e Doha avrebbero lanciato un messaggio chiaro alla Casa Bianca. Un’operazione militare volta a colpire o rovesciare il governo iraniano rischierebbe di destabilizzare l’intero Medio Oriente. Provocando ripercussioni sui mercati energetici globali e sull’economia statunitense.

Le conseguenze economiche di un intervento militare

Il timore principale riguarda lo Stretto di Hormuz, snodo strategico da cui transita circa un quinto del petrolio mondiale. Un conflitto potrebbe interrompere il traffico marittimo e far impennare i prezzi dell’energia, con effetti immediati sull’inflazione globale. Proprio per questo, secondo fonti saudite citate dal quotidiano statunitense, l’Arabia Saudita avrebbe assicurato Teheran di non partecipare a un eventuale conflitto e di non consentire l’uso del proprio spazio aereo per attacchi americani. L’amministrazione Trump, tuttavia, non ha chiarito quale forma potrebbe assumere un possibile intervento militare in Iran. Un funzionario della Casa Bianca ha ribadito che “tutte le opzioni sono sul tavolo” e che il presidente sta ascoltando pareri diversi prima di prendere una decisione. Le opzioni valutate includerebbero non solo attacchi militari, ma anche operazioni informatiche, nuove sanzioni economiche e un rafforzamento della pressione politica internazionale.

La tentazione Usa di un intervento militare in Iran

Nel frattempo, la crisi interna iraniana continua ad aggravarsi. Le proteste, iniziate a Teheran alla fine del mese scorso nel contesto di una profonda crisi economica, rappresentano una delle sfide più serie per il regime dal 1979. La televisione di Stato ha mostrato immagini di corpi avvolti in sudari in un obitorio nei pressi della capitale. In questo contesto esplosivo, Trump ha rivolto un appello diretto ai manifestanti iraniani attraverso la piattaforma Truth Social, invitandoli a sfidare il potere e promettendo che “gli aiuti sono in arrivo”. Una presa di posizione che alimenta le tensioni diplomatiche e rende ancora più delicato il dibattito su un possibile intervento militare in Iran, tra pressioni regionali, calcoli strategici e il rischio di una nuova destabilizzazione globale


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