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Cronaca

Flotilla, la Procura di Roma indaga Katz e Ben Gvir

Al centro dell'inchiesta le indagini dei carabinieri del Ros

di Dave Hill Cirio -

Un fermo immagine del video diffuso giorni fa dal ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben-Gvir. Mostra gli attivisti della Flottiglia fermati dalla marina militare israeliana detenuti nel porto di Ashdod, inginocchiati e bendati


Dalle acque internazionali del Mediterraneo al carcere nel deserto di Ktzi’ot. L’inchiesta del Ros ricostruisce gli abbordaggi contro la Global Sumud Flotilla e mette sotto accusa ministri e generali di Tel Aviv.

L’inchiesta

Una dozzina di nomi iscritti nel registro degli indagati, dai ministeri chiave del governo israeliano fino ai vertici della Marina e della Polizia penitenziaria.

È un’inchiesta giudiziaria di rara gravità ma di chissà quale esito quella aperta dalla Procura di Roma. Al suo centro le due spedizioni della Global Sumud Flotilla svoltesi tra settembre-ottobre 2025 e aprile-maggio 2026.

L’ipotesi di reato tracciata dai magistrati capitolini, formulata a seguito dell’esposto presentato da 50 cittadini italiani. E spazia dalla tortura al sequestro di persona, fino alle lesioni personali, alla rapina e al danneggiamento seguito da naufragio.

I vertici sotto accusa: dal governo ai reparti d’élite

L’indagine della magistratura italiana ha individuato la catena di comando civile e militare ritenuta responsabile delle operazioni sia di mare sia di terra.

I ministri e la direzione politica

Figurano tra gli indagati il ministro della Difesa Israel Katz e il ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben Gvir.

I comandi navali

La linea di comando per la prima missione parte dal Capo di Stato Maggiore dell’IDF, generale Eyal Zamir include il Vice Ammiraglio David Saar Salama (comandante in capo della Marina fino al dicembre 2025) e il generale Tal Politis. Con loro, il colonnello Eldad Borochovich (alla guida delle forze speciali dello Shayetet 13) e il colonnello Eitan Paz (base navale di Ashdod). Per la seconda spedizione figurano indagati il Vice Ammiraglio Eyal Harel e il generale Guy Levy.

La catena di terra e le strutture carcerarie

Per la gestione e la custodia dei fermati sono indagati il capo della Polizia israeliana Daniel Levy, il vertice dell’Israel Prison Service (IPS) Kobi Yaakobi, il generale di brigata Menachen Bibas (responsabile del carcere di Ktzi’ot), Assaf Zagori (comandante dell’unità d’intervento Nahshon) e Berik Yitzchak (comandante del Magav).

L’analisi dei Ros: abbordaggi illegali, taser e “percosse al buio”

I complessi accertamenti investigativi delegati ai carabinieri Reparto Antiterrorismo hanno permesso di ricucire la dinamica degli eventi.

Gli abbordaggi navali sono stati eseguiti in acque internazionali, al di fuori delle acque territoriali ed in violazione del diritto marittimo.

Durante gli assalti, le forze israeliane hanno distrutto le apparecchiature di trasmissione streaming e sequestrato i dispositivi elettronici dei partecipanti.

Dopo il fermo, i volontari sono stati ammassati e trasportati verso il porto di Ashdod per poi essere trasferiti nella struttura carceraria di Ktzi’ot. Le testimonianze raccolte delineano un quadro di soprusi sistematici.

Le violenze e i trattamenti degradanti

Sono state accertate percosse, lesioni, minacce di morte, epiteti offensivi ed accuse di terrorismo.

Le privazioni primarie

Accertati il reiterato diniego di cibo essenziale, la privazione del sonno e la deliberata assenza di cure mediche, anche di fronte a evidenti emergenze fisiche e precarie condizioni igienico-sanitarie.

L’isolamento legale

Verificate la totale assenza di assistenza legale e l’impossibilità di comunicare con le rappresentanze diplomatiche o con i difensori per l’intero periodo di fermo.

Nella seconda missione dell’aprile-maggio 2026, gli investigatori hanno riscontrato un ulteriore inasprimento dei metodi. Le violenze si sono ripetute con percosse al buio, l’uso di taser e l’esplosione di proiettili di gomma contro i fermati.

La rogatoria internazionale e il vertice a Eurojust

L’iniziativa della Procura di Roma si proietta ora sul piano internazionale. Nel giugno 2026 è stata inviata una richiesta di assistenza giudiziaria internazionale allo Stato d’Israele per acquisire tutti i dati necessari a delineare le singole responsabilità.

Inoltre, data la presenza di inchieste parallele sulle spedizioni della Flotilla in diversi Paesi europei, si è tenuto un vertice di coordinamento presso l’agenzia Eurojust.

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