LA FILIPPICA – Lo Sceriffo di Nottingham e la Repubblica delle saracinesche
Sabato a Limoges è bruciata la casa di tutti. Non una banca, non un ministero, non il palazzo di qualche potente: il municipio. Un edificio dell’Ottocento dove generazioni di francesi si sono sposate, hanno registrato i figli, hanno chiesto un certificato, hanno votato.
Il campanile è crollato tra le fiamme e con lui un pezzo di storia che nessun risarcimento potrà ricostruire uguale. Il sindaco ha detto che brucia un monumento ma non la Repubblica. Bella frase. Peccato che le Repubbliche non si consumino in una sera sola: si consumano un po’ alla volta, ogni volta che lo Stato guarda e non interviene, ogni volta che chi distrugge torna a casa convinto di averla fatta franca.
La Francia, che per anni ci hanno indicato come modello di integrazione e di laicità repubblicana, oggi è il laboratorio di ciò che succede quando lo Stato smette di farsi rispettare. Le periferie dove la polizia non entra, i quartieri dove la legge della République vale meno di quella del branco, le notti di rivolta che si ripetono come un rito stagionale: non è propaganda, è cronaca degli ultimi vent’anni.
I fatti avvenuti a Milano
E Milano non è poi così lontana. Sabato, mentre a Limoges bruciava il municipio, nel salotto buono d’Italia andava in scena la stessa liturgia. Bombe carta, transenne usate come lance, cestini lanciati contro gli agenti, un cantiere dato alle fiamme in piazza Duomo, la Galleria Vittorio Emanuele con le saracinesche abbassate e commessi e clienti barricati dentro i negozi.
A due passi da San Babila un negozio sventrato a colpi di mazza e svuotato. Cinquanta fermati, metà minorenni. La manifestazione si chiamava “Italia in piazza” ed era contro il caro vita. Ecco, il caro vita: quello che pagherà il commerciante che domani deve rifare la vetrina, che dovrà spiegare all’assicurazione che no, non è stato un furto qualunque, è stata una manifestazione politica. Il caro vita di chi lavora, paga e subisce.
Mi si dirà che la polizia è intervenuta, che ci sono stati i fermi. Vero. Ma chiedete a chi stava dietro quelle saracinesche se si è sentito protetto. Chiedete agli agenti, che sanno benissimo che per ogni manganellata dovranno rispondere a un’inchiesta, a un video tagliato ad arte, a un pm zelante, mentre il ragazzino incappucciato con la mazza in mano tra qualche mese sarà fuori, magari con un’attenuante per il disagio sociale.
È questo il frutto di anni di una magistratura che con certa piazza ha sempre avuto la mano leggera, e di una politica che ha paura di legiferare perché ha paura di essere giudicata. Il risultato è uno Stato che arriva sempre secondo: dopo il danno, dopo il saccheggio, dopo il fuoco.
Il silenzio che non aiuta
E il Presidente della Repubblica? Sergio Mattarella non perde una celebrazione della Resistenza, non manca un anniversario, non si sottrae mai a un monito quando c’è da ricordarci da che parte stare. Bene. Ma sabato l’Italia per bene, quella che apre la serranda alle otto di mattina e la chiude alle otto di sera, quella che paga le tasse anche quando non riesce a pagarsi le ferie, avrebbe voluto sentire una parola anche per lei. Il primo cittadino d’Italia rappresenta tutti, non soltanto quando la retorica è comoda. Il suo silenzio, in giorni come questi, è assordante.
Abbiamo un governo di centrodestra. Forse è arrivato il momento che sia un po’ più di destra, nel senso migliore della parola: quello dell’ordine, della responsabilità, della difesa di chi non ha altro che il proprio lavoro.
Servono norme chiare. Arresto in flagranza e processo per direttissima per chi devasta e saccheggia durante le manifestazioni, con pene che non evaporino tra sconti e prescrizioni. Risarcimento integrale dei danni a carico di chi li ha causati e, quando i responsabili sono minorenni, delle famiglie. Divieto di manifestare per chi è già stato condannato per violenze in piazza. Tutela legale piena e preventiva per gli agenti che operano nel rispetto delle regole d’ingaggio, perché un poliziotto che ha paura del processo prima ancora che del sasso è un poliziotto che lo Stato ha già disarmato. E una legittima difesa che sia davvero legittima, senza costringere il cittadino aggredito a casa sua o nel suo negozio a dimostrare per anni in tribunale di non essere lui il colpevole.
Perché oggi lo Stato italiano sa fare benissimo una cosa sola: lo Sceriffo di Nottingham. Ti trova se hai sbagliato uno scontrino, ti trova se hai dimenticato una comunicazione, ti trova con l’accertamento fiscale anche dove non c’è nulla da trovare. Ma quando ti sfondano la vetrina, il tuo Stato è dietro un cordone, in attesa di ordini. In tempi così qualcuno invoca Robin Hood, qualcun altro l’Uomo Ragno. Io mi accontenterei di molto meno: di uno Stato che faccia lo Stato.
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