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Cronaca

Montebelluna, bimbo di 11 anni preso a cinghiate e costretto a lavorare in una stalla

L'incubo nascosto dietro una famiglia insospettabile, la verità emerge grazie alle lacrime di un bambino e le confessioni alla maestra.

di Gianluca Pascutti -


Una semplice domanda fatta a scuola avrebbe portato alla luce anni di presunti maltrattamenti. È da quel momento che è iniziata l’inchiesta su una famiglia del Montebellunese, finita sotto processo per le violenze che sarebbe state inflitte a un bambino di 11 anni. Secondo quanto emerso nel procedimento giudiziario, il ragazzino avrebbe trovato il coraggio di raccontare la propria situazione a un’insegnante durante una normale giornata di scuola. Le sue parole hanno fatto scattare immediatamente gli accertamenti delle autorità. Da quel racconto sarebbe emerso un quadro familiare estremamente pesante, caratterizzato da episodi continui di violenza fisica e psicologica.

Cinghiate e giornate passate a lavorare

L’accusa sostiene che il minore era costretto a svolgere attività nella stalla di famiglia fin dalle prime ore del mattino. La sua giornata, secondo la ricostruzione degli investigatori, iniziava all’alba e proseguiva tra scuola e lavoro. Una situazione che avrebbe lasciato pochissimo spazio allo studio, al riposo e alle normali attività di un bambino della sua età. Ancora più gravi sono le contestazioni relative alle presunte violenze fisiche. Il padre sarebbe accusato di aver colpito più volte il figlio utilizzando una cintura. Le aggressioni sarebbero avvenute per motivi ritenuti futili o per semplici errori commessi dal minore. Nel corso delle indagini sono stati raccolti elementi che hanno convinto la Procura a portare entrambi i genitori davanti al tribunale.

Le indagini e l’allontanamento del minore

Gli investigatori hanno svolto approfonditi accertamenti per verificare il racconto del bambino. L’attività investigativa avrebbe consentito di raccogliere ulteriori elementi a sostegno dell’impianto accusatorio. La vicenda ha portato all’allontanamento del minore dalla famiglia.

Chiesti 270 mila euro di risarcimento

Nelle conclusioni formulate dall’accusa sono state richieste pene severe. Per il padre sono stati chiesti sei anni di reclusione, mentre per la madre la richiesta è di tre anni e sei mesi. Complessivamente la Procura ha quindi domandato 9 anni e mezzo di carcere per i due imputati. Sul fronte civile, è stata avanzata una richiesta di 270 mila euro di risarcimento a favore del giovane, somma che dovrebbe compensare i danni morali, psicologici ed esistenziali che avrebbe subito.

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