L’Opa di Renzi su Forza Italia e il no di Tajani, tutti i retroscena
Tra i pontieri renziani si parla di contatti in corso soprattutto a livello regionale e con singoli parlamentari scontenti delle future candidature, pronti a valutare un cambio di casacca prima della stretta sulle liste
Matteo Renzi durante la fase conclusiva della kermesse politica alla ex Stazione Leopolda di Firenze
Il blitz di Firenze, i “segnali” in arrivo e il no secco di Tajani: il retroscena sull’Opa renziana ai moderati di Forza Italia.
Fa rumore l’uscita di Matteo Renzi dal palco della Leopolda, quel guanto di sfida lanciato ai “riformisti e liberali di Forza Italia” invitati a sfilarsi dalla maggioranza per accasarsi nel cantiere del centrosinistra. Non è soltanto retorica da convention. Dietro la promessa di «segnali imminenti» nelle prossime ore, le manovre sottotraccia con cui il leader di Italia Viva prova a riposizionare l’asse dell’opposizione e a forzare i nervi del centrodestra.
La spinta della Leopolda e i “rumors” sui numeri
Renzi punta ad approfittare delle fibrillazioni interne al centrodestra sui temi dei diritti, dell’Europa e del fisco. E offre una scialuppa di salvataggio a quella componente azzurra che mal sopporta le intemperanze sovraniste della Lega e l’egemonia di Fratelli d’Italia. Ma lo è davvero, la sua, una scialuppa di salvataggio?
Il calcolo tattico
L’obiettivo dichiarato è dimostrare a Elly Schlein e Giuseppe Conte che Italia Viva non è solo una componente da tollerare per necessità numerica nel “campo largo”. E accreditarsi come l’unico polo d’attrazione in grado di drenare voti e gruppi parlamentari dall’area di governo.
L’offensiva sui territori
Tra i pontieri renziani si parla di contatti in corso soprattutto a livello regionale e con singoli parlamentari scontenti delle future candidature, pronti a valutare un cambio di casacca prima della stretta sulle liste.
La barricata azzurra
Tajani blindato e il contropiede di Occhiuto. La risposta del vertice di Forza Italia, tuttavia, arrivata a stretto giro di posta per chiudere subito ogni possibile emorragia e disinnescare l’effetto scompiglio.
La linea Tajani
Il segretario azzurro ha stoppato sul nascere le sirene fiorentine ribadendo la centralità del partito nell’alleanza («Il centro siamo noi, siamo il PPE in Italia»). La narrazione azzurra mira a trattenere l’ala moderata evidenziando le contraddizioni strutturali del campo largo. Come potrebbero dei liberali convinti convivere con le tesi economiche e di politica estera di Giuseppe Conte e Nicola Fratoianni?
Il contropiede di Roberto Occhiuto
Il governatore calabrese ha ribaltato il paradigma provocando l’ex premier («Semmai siano i liberali come Renzi, Boschi e Calenda a venire nel centrodestra»). Evidenzia così come l’ala riformista rischi di finire stritolata tra il radicalismo dem e le istanze pentastellate.
Il vero nodo: il braccio di ferro con Conte
L’appello agli azzurri serve a Renzi anche sul fronte interno all’opposizione. Con la richiesta di un “contratto alla tedesca” e di tre garanzie vincolanti a Giuseppe Conte (compresa l’eventuale partita delle primarie per la leadership), il leader di IV tenta di alzare la posta. Si mostra capace di aprire crepe nella maggioranza di governo, pretende un peso specifico e pari dignità al tavolo del programma, rifiutando di farsi schiacciare dai veti del M5S.
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