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Politica

Il Pd non è il Movimento 5 Stelle. Avviso dei riformisti dem a Elly Schlein

Elly Schlein è avvisata, basta inseguire i pentastellati o il partito si sfalderà

di Giuseppe Ariola -


Il Pd non è il Movimento 5 Stelle, le differenze sono tante e sostanziali. E bisogna rimarcarlo. Il perimetro dell’alleanza non può diventare ostaggio dei mal di pancia pentastellati e, anzi, vanno coinvolte tutte le forze alternative al centrodestra. Con pari dignità e senza preclusioni. Le primarie di coalizione hanno bisogno di ordine e paletti per risultare credibili e restituire un risultato affidabile. A partire dal doppio turno e dall’assurdità di aprire alle consultazioni online. L’ipotesi che possa parteciparvi anche un esponente dei riformisti Pd rappresenta un valore aggiunto. Nulla di “sciagurato” quindi, come invece Stefano Bonaccini giorni fa ha definito l’ipotesi.

I nodi sul tavolo

Poi il nodo del congresso del partito per il quale è necessario stabilire una road map, al di là dell’eventuale proroga del mandato fino alle prossime elezioni che la segretaria si appresta a chiedere all’assemblea del partito di domenica 18 ottobre. È questo il succo della posizione dei riformisti del Pd, ribadita anche venerdì scorso in occasione della direzione dem. Neanche le bordate lanciate dalla numero uno del Nazareno a Giuseppe Conte al grido di “uno non vale uno. Generosi sì, ingenui no” sono però servite a ricompattare il partito. La minoranza, pur apprezzando le stoccate al leader del Movimento 5 Stelle, si è infatti astenuta sul voto alla relazione della segretaria. Elly Schlein è quindi avvisata, basta inseguire i pentastellati o il partito si sfalderà. E sulla necessità di tenere unite le opposizioni in una coalizione che sarà candidata a sfidare il centrodestra alle elezioni, è immancabile il riferimento della minoranza alla linea da tenere sull’Ucraina. Il sostegno a Kiev deve continuare a rimanere incondizionato.

No a compromessi sull’Ucraina

E il programma dell’alleanza chiamata a sfidare Giorgia Meloni dovrà partire proprio dalla politica estera con una linea chiara, netta e senza ambiguità. Altro che gli esercizi di equilibrismo proposti da Goffredo Bettini nel tentativo di trovare un compromesso sulla divisiva questione dell’invio delle armi. Insomma, il clima in casa Pd continua a essere teso e all’orizzonte non si intravede ancora il sereno. Anzi, la sensazione è che la situazione rischi di diventare sempre più tesa. Soprattutto se alla prova dei fatti Elly Schlein si dovesse dimostrare incapace di tenere la barra dritta, preferendo sacrificare l’identità del Pd e svendere il partito in un accordo al ribasso pur di inseguire a tutti i costi l’ambizione di sedere a Palazzo Chigi.


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