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Politica

La nuova legge elettorale tra la tripla fiducia e lo spettro del voto anticipato

Il governo ha già incassato una doppia fiducia sulla nuova legge elettorale e oggi otterrà la terza. Domani l'appuntamento più importante: il voto finale a scrutinio segreto

di Giuseppe Ariola -


Nel primo giorno dei voti di fiducia sulla nuova legge elettorale la tenuta del governo non è mai sembrata a rischio, neanche lontanamente. L’interesse dei deputati sembrava essere rivolto più che altro all’ipotesi di elezioni anticipate. E non per l’eventualità che i voti sulla fiducia andassero male aprendo una crisi. Piuttosto perché con l’avvicinarsi dell’archiviazione definitiva della nuova legge elettorale hanno ripreso a serpeggiare ipotesi, sospetti e soprattutto timori sulla conclusione prematura della legislatura. Chi sostiene che la strategia di Giorgia Meloni sia quella di tornare al voto in primavera vede infatti nell’approvazione definitiva del provvedimento un tassello indispensabile ad avviare il percorso verso il ritorno alle urne.

Il timore del voto anticipato

Mentre, quindi, in aula gli esponenti di maggioranza e quelli di opposizione si fronteggiavano sulle dichiarazioni di voto, rispettivamente esaltando e demolendo i cardini della riforma elettorale, in Transatlantico la discussione era tutta incentrata sull’ipotetica data del voto anticipato. Ma dai tanti deputati e diversi ministri interpellati è arrivata sempre la stessa risposta: l’orizzonte è quello della scadenza naturale della legislatura. Per avallare la tesi, Giovanni Donzelli veste i panni del ministro per l’attuazione del programma. “Lo abbiamo realizzato all’87%”, dice con fare sornione per poi confermare che la percentuale indicata è quella esatta. “Quindi dobbiamo attuarlo ancora per più dell’1% al mese”, aggiunge per rimarcare l’intenzione del governo di restare in carica per tutti e cinque gli anni previsti. Giusto il tempo di effettuare i calcoli che a mettere nuovamente il carico ci pensa Angelo Bonelli.

La maggioranza ostenta sicurezza

“Sulla data del voto state imbrogliando tutti”, dice rivolgendosi proprio al responsabile organizzazione di Fratelli d’Italia. Nel frattempo entrambi i voti di fiducia scorrono assolutamente lisci, nonostante qualche assenza fisiologica tamponata dalla maggioranza con ministri e sottosegretari che attendono di essere chiamati per passare davanti ai banchi della presidenza e confermare la fiducia al governo. Dalle parti del centrodestra si continua quindi a ostentare sicurezza, sulla riforma elettorale e sulle elezioni tra un anno. Resta però un’ultima incognita: il voto finale sulla nuova legge elettorale, che domani sarà a scrutinio segreto. “Giorgia Meloni non ha nessuna intenzione di dimettersi”, confida una fonte di maggioranza a fine giornata. “Lo scoglio è solo il voto di giovedì. Ma se tutto fila liscio – aggiunge – si arriva a scadenza naturale”.

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